di Elena Bozzo*

Nei Paesi Ocse, una donna ha “meno probabilità di lavorare full time, maggiori probabilità di avere posti di lavoro con minore retribuzione” e, di conseguenza, “meno probabilità di fare carriera” rispetto a un collega uomo. È la stessa Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico a sintetizzare così alcuni tratti distintivi del mercato del lavoro odierno che contribuiscono a rendere persistente il divario di genere.

In particolare, con riferimento agli impieghi part time, secondo gli ultimi dati diffusi dall’organizzazione con sede a Parigi, nel 2019 la media dei lavoratori è stata del 9,6% per gli uomini mentre ha raggiunto il 25,4% per le donne.

Se si guarda all’Italia, l’impiego part time ha coinvolto nello stesso anno il 31,8% delle lavoratrici, quasi una donna su tre, contro il 7,9% degli uomini. Non solo: secondo gli stessi dati, il nostro Paese detiene il record di part time femminili involontari, subiti e non scelti, che sfiora il 20% del totale contro il 6,5% di quelli maschili.

In questo quadro, rilevano molti esperti, un’opportunità può giungere dalla fase eccezionale che il mondo del lavoro sta vivendo a causa della pandemia.

Con il lavoro da remoto sperimentato per la prima volta in modo esteso su scala nazionale (e non solo), le aziende stanno sempre più ripensando i loro processi organizzativi nell’ottica di una vera e ancora assente modalità di smart working. Come già avviene da tempo in altri Paesi, anche in Italia si inizia a discutere dell’adozione di modelli che guardano alla produttività non come al risultato della somma di parametri ormai obsoleti, ad esempio le ore passate “connessi” o in ufficio, ma agli obiettivi raggiunti.

Questo, insieme ad altri elementi, come servizi di welfare più efficienti e una diversa distribuzione dei carichi familiari, può dare un contributo effettivo al raggiungimento di un sano equilibrio lavoro-famiglia che possa evitare part time involontari subiti, specialmente dalle donne. Al tempo stesso, sarebbe utile preservare e rafforzare la possibilità di una scelta più libera rispetto all’adozione volontaria del part time, che resta comunque una opzione utile e valida in alcuni periodi di vita tanto per le lavoratrici quanto per i lavoratori.

 

 

*PR e Media Relations Specialist, Banca Widiba