di Paola Tosi*

In occasione del 17 novembre, prima Giornata Nazionale dello studente, gli studenti UNIDAD Sapienza hanno chiesto il mantenimento della Didattica a Distanza nell’Ateneo romano, attraverso un “Manifesto” consegnato a Benedetta Cosmi, moderatrice dell’evento.

Se da un lato ritengono sia necessario ripartire, dall’altro appare fondamentale farlo senza lasciare indietro nessuno. La DAD è considerata uno strumento di formazione di sempre maggiore qualità, inclusivo e sostenibile a cui probabilmente è da attribuire anche laumento degli iscritti alle università tradizionali registrato per lanno accademico 2020/2021 rispetto ai precedenti con un +5,5% rispetto al 2018/2019 e +1% rispetto al 2019/2020.

Per sostenere la loro richiesta fanno riferimento alla ricerca condotta tra 15mila docenti universitari italiani dall’Università degli Studi di Torino, dal Dipartimento di Culture, Politica e Società, dal Centro “Luigi Bobbio” per la ricerca sociale pubblica e applicata, e da UNIRES (Italian Centre for Research on Universities and Higher Education Systems) in cui viene evidenziato come le nuove tecnologie possano aiutare a conseguire i 4 obiettivi posti dal quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione (“ET 2020”):

  1. fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà;
  2. migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione;
  3. promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva;
  4. incoraggiare la creatività e l’innovazione, compreso lo spirito imprenditoriale, a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione.

Uno strumento che rientra anche nel quadro del Next Generation EU e vede nella trasformazione digitale il veicolo di rilancio della nostra economia, consentendo l’accesso allo studio a chi non può frequentare le aule e a tutti coloro che sono penalizzati dall’utilizzo della didattica in presenza come lavoratori, genitori, caregiver, diversamente abili e fuorisede.

In un sondaggio effettuato a marzo 2021 dalla Fondazione Marisa Bellisario, era già emerso come gli universitari avessero apprezzato l’opportunità di avere a disposizione le lezioni registrate, sia per una maggiore facilità di gestione degli appunti che per un migliore utilizzo del tempo riservato agli spostamenti (qui l’articolo completo).

Dai giovani quindi emerge una capacità di visione più lungimirante degli organi di governance dell’ateneo, in un momento in cui anche i costi di spostamento e di trasferimento fuori sede hanno un impatto notevole sulle famiglie già messe in difficoltà economica dalla pandemia, dimostrando inoltre una maggiore sensibilità allinclusione delle categorie più fragili, dei diversamente abili, dei lavoratori e di chi desidera elevare la propria condizione sociale attraverso lo studio.

Perché quindi rinnegare una delle novità che hanno caratterizzato l’università italiana vanificando investimenti fatti e tempo dedicato per sviluppare una formazione più inclusiva, innovativa e di qualità?

 *Imprenditrice e Coach ACC – ICF