A cura del Gruppo Giovani Fondazione Marisa Bellisario

Un’estate calda per gli studenti universitari, che hanno deciso di fare sentire la propria voce e il proprio disaccordo sulle misure attuate dal Governo Draghi per l’accesso alle facoltà di tutta Italia. Un disaccordo che ha visto la nascita di molti movimenti studenteschi in varie città italiane, da Aosta a Torino, da Reggio Emilia a Padova; migliaia di giovani che hanno deciso di riunirsi in gruppo per essere ascoltati e che hanno scritto lettere ai Rettori con consapevolezza, determinazione e in modo pacifico.

La Fondazione Bellisario aveva già dato voce agli studenti attraverso un questionario rivolto agli universitari, che hanno vissuto due anni di lezioni a distanza e la chiusura di atenei e laboratori, oltre alla perdita dello scambio sociale e culturale, espressione della vita universitaria. Ora lo fa attraverso il movimento degli studenti contro il Green Pass.

Quali sono gli elementi su cui si basa il loro disaccordo? Il Coordinamento Nazionale Studenti contro il green Pass «giudica lesclusione degli studenti universitari non in possesso dello stesso, un ricatto politico inaccettabile» e pretendono «laccesso alle università in presenza, senza Certificazione Verde».

Nei loro comunicati scrivono che «la scuola e luniversità non sono luoghi dove imparare nuove informazioni e prendere un pezzo di carta’ ma che hanno la funzione di educare le persone e farle sviluppare integralmente nella cultura come nelle relazioni sociali e affettive».

Per sostenere le proprie idee, citano l’art. 22 della Dichiarazione universale dei diritti umani, l’art. 15 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali e si rifanno anche all’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Carta di Nizza 2000-2007) sulla «dignità umana inviolabile» e l’art. 3 relativo «allintegrità fisica e psichica nellambito della medicina e della biologia». Considerano il Green Pass una misura discriminatoria e una violazione del Regolamento Europeo n.2021/953 art. 26 relativo al diritto all’istruzione e dell’art. 3 sulle discriminazioni politiche.

Chiedono ai Rettori di rifiutare tale misura e garantire accesso libero alle università mantenendo gli strumenti preventivi e per chi lo desidera la didattica a distanza ma, fondamentalmente, vogliono un’Università libera da quelli che giudicano dei condizionamenti politici.

Di certo il Green Pass ha incentivato la vaccinazione nelle fasce giovani che avevano dimostrato una minore affluenza rispetto alle fasce più alte di età e molti studenti non condividono completamente il movimento contro il documento vaccinale.

Queste considerazioni esulano dall’aspetto ideologico «vaccino si, vaccino no». Il punto è piuttosto osservare e riflettere su come i giovani abbiano messo in campo la loro forza propulsiva e ideologica, per garantire il diritto allo studio e l’accesso delle persone socialmente disagiate all’istruzione pur mantenendo tutti gli strumenti di prevenzione e contenimento della circolazione del virus utilizzati fino a ora.