di Valeria Ferrero* e Valeria Gangemi**

La nostra generazione è cresciuta con il film denuncia del 1983 The Day After che racconta le vicende di alcune famiglie che lottavano disperatamente per la sopravvivenza nel clima di crescente desolazione che accompagnava l’inverno nucleare. Fu un film potente visto da cento milioni di persone che contribuì enormemente al successo del movimento mondiale al disarmo nucleare. Oggi ci vorrebbe un film simile con immagini forti brutali nella loro verità che documentino il caldo anomalo, le inondazioni, gli incendi, le piogge incontrollabili, le tempeste di vento, le trombe d’aria, la siccità, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari. Il buco dell’ozono non è invenzione di scienziati disfattisti ma un evidente rischio sistemico che chi governa non può più fare finta di non vedere. La tensione sui prezzi dell’energia fa pensare a una nuova crisi energetica.

I potenti della terra hanno il dovere di rispettare il trattato siglato a Tokyo e gli Accordi di Parigi nel sostenere e perseguire soluzioni già ampiamente l’altro disponibili. La transizione energetica verso fonti rinnovabili, le nuove tecnologie, l’utilizzo di nuovi materiali sono in parte risposte che richiederanno uno sforzo corale di risorse di governi, imprese e privati che dovranno coordinarsi per trovare la giusta direzione se vorremo continuare ad avere un futuro. Se vogliamo garantire un futuro in una logica transgenerazionale.

Ma non possiamo parlare del rischio climatico senza valutarne gli impatti sociali. Migrazioni, morti, perdita di posti di lavoro, povertà sono conseguenza diretta dei fenomeni di cui siamo colpevoli e vittime. Ed è sempre doveroso, e gravoso, ricordare che le donne continuano ad essere tra le più esposte ai drammatici cambiamenti ambientali e sociali che stiamo vivendo.

Il cambiamento climatico non può essere considerato a sé me va legato all’ambito sociale per andare verso una “transizione giusta” di uguaglianza, rappresentanza ed inclusione. Greta Thunberg ha diffuso consapevolezza in una generazione e continua a battersi. Ursula Von der Leyen incarna la voce di una Europa che si presenta come esempio virtuoso verso una transizione sostenibile. Mario Draghi richiama al rispetto degli accordi, evidenziando che non c’è più tempo.

La voce delle Donne deve alzarsi ed essere ascoltata per arrivare a modelli organizzativi nuovi, sostenibili, inclusivi affinché ci sia un “Day After”.

*Responsabile ESG Strategy

**Direttore del Personale & Affari Generali