Fondazione Marisa Bellisario

MERKEL: LA DONNA CHE HA INSEGUITO UN SOGNO E LASCIATO UN SEGNO

a cura della Delegazione Puglia della Fondazione Marisa Bellisario

«Volevo dare forma alle cose, mi piace mettere insieme le persone, ottenere risultati. A volte mi sveglio di notte e penso alle cose che devo risolvere». Ecco un intero programma politico e sociale in poche, semplici parole. Di Angela Merkel

Destino e carattere influenzano la storia di ogni individuo. Nel caso dei leader, si sommano alla capacità di andare oltre il quotidiano, di diventare visionari senza essere ingenui. Questa è Angela Merkel, definita da Forbes “la donna più potente del mondo”.

Il suo è un viaggio attraverso l’educazione protestante ricevuta, la giovinezza nella nube grigia della dittatura, la formazione scientifica e soprattutto attraverso la sua imperscrutabile privacy.

La Merkel, per avere successo, non ha chiesto il permesso a nessuno: si è presa il potere, senza discussioni e senza diventare noiosa come un uomo. Nessun leader di Paesi democratici ha resistito più di lei all’usura del tempo e alla stanchezza fisiologica dell’elettorato.

La lunga traversata merkeliana è fatta di pagine straordinarie, e straordinariamente emblematiche, più di quanto non accada con altri protagonisti della politica mondiale. La crisi dei debiti sovrani, il caso finanziario della Grecia, le ondate migratorie, la crisi ambientale, il terrorismo internazionale e la pandemia sono emergenze, che hanno scandito i suoi sedici anni al potere, alle quali ha risposto tenendo insieme un delicato equilibrio fra interessi tedeschi ed ideali europei.

La Germania è stata per lei sempre al primo posto, ma non ha mai smesso di credere all’Europa e di lavorare per essa.

Il suo «Wir schaffen das» (ce la facciamo), quando oltre un milione di migranti varca i confini tedeschi, risuona come quel «Yes we can» di Barack Obama o come il «Whatever it takes» di Mario Draghi sul fronte dell’emergenza finanziaria. Il suo è un grido. La Merkel è cresciuta dietro muri, barriere, fili spinati. Non sarà lei a volerne altri e lo ha dimostrato.

La sua rassicurante normalità ha depurato la percezione collettiva del potere dai fantasmi autoritari e fanatici che hanno popolato la storia tedesca.

Angela Merkel al supermercato in piena pandemia da coronavirus, con la carta bancomat in mano e due rotoli di carta igienica nel carrellino. Angela Merkel che spiega da paziente scienziata la dinamica esatta della crescita esponenziale dei contagi se non verranno prese delle giuste contromisure. Angela Merkel che chiede scusa ai tedeschi, con le lacrime agli occhi, perché lo Stato non aveva risposto con sufficiente forza alla pandemia. Angela Merkel che ammette che era stata valutata male da tutti la situazione in Afghanistan.

Immagini impresse in ognuno di noi che mostrano il suo essere leader, senza però dare l’impressione di essere debole o remissiva, ma al contrario, una donna che, per farsi strada nella politica tedesca e imporsi sulla scena internazionale, ha affrontato prima un mondo di divieti e poi un mondo di uomini. La “ragazza dell’Est” ha ceduto il passo ad una Leader che ha fatto della politica non uno spettacolo, ma una missione.

 

 

 

 

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