Venticinque anni di successi e risultati straordinari nell’ambito della ricerca scientifica.

di Elena Appiani*

Con i saluti della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati al Palazzo della Ragione di Padova il 10 settembre sono partite le celebrazioni che culmineranno il 5 e il 6 novembre alla Fondazione Cini di Venezia, dove si terrà il Convegno “Scienza e Società” con ospiti ed esponenti illustri del mondo della ricerca, della cultura e delle istituzioni. Invitato il premier Draghi.

Era il 1996 quando, per iniziativa del prof. Francesco Pagano, la Fondazione nasceva a Padova con lo scopo di promuovere e realizzare progetti e attività di ricerca scientifica nel contesto universitario e sanitario del Nord Est. Attraverso il suo braccio operativo – il VIMM – ha assunto una crescente importanza nel mondo della ricerca, fino a rappresentare oggi uno dei poli d’eccellenza a livello internazionale per le ricerche svolte nel campo della biologia cellulare e molecolare, con oltre 180 ricercatori suddivisi in 20 gruppi di ricerca. Il team di ricerca ha il compito di coniugare la ricerca di base – in biologia cellulare, molecolare e strutturale – con quella clinica, secondo il binomio comunemente definito come ricerca translazionale: lo stretto legame di questi due ambiti è strategico per poter trasferire rapidamente in clinica i risultati delle ricerche.

«Quando siamo partiti sottolinea il Professore Francesco Pagano, Presidente della Fondazione mai avremmo immaginato di ritrovarci qui 25 anni dopo a parlare di un Istituto che è diventato una vera e propria eccellenza non solo a livello locale ma anche a livello nazionale e internazionale».

Tra i tanti e riconosciuti progetti segnaliamo quello della Professoressa Monica Montopoli e del suo progetto di ricerca sui farmaci SERM (Modulatori Selettivi del Ricettore Estrogenico) nel contrasto all’infezione da Sars-Cov-2 e al successivo sviluppo del virus. Montopoli ha illustrato il progetto partendo da alcuni fondamentali risultati delle più recenti ricerche svolte al VIMM sui pazienti affetti da cancro alla prostata trattati con terapie di deprivazione androgenica (ADT).
«Lo studio – spiega Montopoli ‒ pone al centro il possibile ruolo degli ormoni steroidei nella strategia terapeutica Covid-19». Il progetto, svolto in partenariato con l’Università degli Studi di Padova e il Registro Veneto dei Tumori si propone essenzialmente un paio di obiettivi. Il primo: evidenziare nel campione delle donne testate una ridotta prevalenza di infezione in pazienti affette da tumori ormono-dipendenti in terapia SERM (Modulatori selettivi del recettore degli estrogeni). Il secondo: suggerire un effetto off target giocato dai SERM che potenzialmente comporta un’alterazione nel meccanismo di fusione tra il virus e la cellula ospite, individuandone un possibile utilizzo clinico nel trattamento dei pazienti Covid-19.

«Il nostro obiettivo – aggiunge la Professoressa Montopoli – è quello di indagare l’influenza degli ormoni sessuali nel decorso della malattia Covid-19, in virtù del loro ruolo nella regolazione del sistema immunitario e nelle diverse proteine coinvolte nell’infezione da SARS Cov-2 come ACE2 e TMPRSS, su una popolazione femminile di oltre 50.000 donne testate per l’infezione da SARSCoV-2 nella Regione Veneto. Lo studio prevedrà anche saggi in vitro per determinare aspetti molecolari».

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*Marketing Project Manager