Fondazione Marisa Bellisario

UNA GENERAZIONE CHE NON TI ASPETTI

Nei giorni scorsi mi ha molto colpito il caso di una ragazzina di 11 anni che sui social “bacchettava” Chiara Ferragni per una foto decisamente succinta. «Qual è il messaggio per noi ragazzine? Che per farci notare dobbiamo metterci nude? Io non lo trovo un bel messaggio da mandare». E, ancora: «Mia mamma se mettesse una foto così io mi sentirei malissimo, penserei che mi devo vergognare del suo comportamento». E con lei altre ragazzine scandalizzate che, soprattutto, ricordavano a Ferragni di essere madre e di come avrebbe reagito la figlia, diventata adolescente, a quelle foto. Lo scorso numero una tredicenne che sceglieva Marisa Bellisario come eroina di riferimento e ora questo: segnali positivi, semi da fare germogliare e che raccontano di una generazione come non te l’aspetti.

Da parte sua, l’imprenditrice risponde: «Il messaggio per tutte, ragazzine e non, da parte mia è molto semplice: nessuno ci vuole giudicare e farci sentire sbagliate. Pubblicare una foto così non dovrebbe far vergognare nessuno e anzi, dimostrare che ognuno è libero di essere se stesso e celebrarsi quando si sente di farlo».

Ebbene, qual è allora il punto? La libertà di una donna si esprime nella facoltà di mostrarsi nuda? E dove finisce la libertà di una donna che è anche madre? Esiste un modello di femminile da trasmettere alle ragazze o l’unico modello è quello di perseguire l’indipendenza di azione e pensiero con ogni mezzo e in ogni modo?

È innegabile che il corpo delle donne sia tornato campo di battaglia. Sono tornate le polemiche sulla liceità dell’aborto e le femministe si sono rimesse in marcia. Sono tornati i dibattiti sulla maternità come scelta e non come dovere morale verso una nazione in cui di figli non se ne fanno più. E nuovi dibattiti sono entrati prepotentemente in campo, dalla maternità surrogata alla teoria del gender. Insomma, per una che di piazze, proteste, sit in e manifestazioni ne ha fatte e viste a centinaia, l’impressione è di una grande confusione. Un marasma di sollecitazioni, teorie, opinioni e informazioni discordanti in cui abbiamo abbandonato i nostri figli, le nostre figlie. La domanda che mi pongo è se e come possano elaborare una propria idea, una visione di se stesse, del proprio corpo, delle proprie libertà ma anche dei propri doveri (perché il mondo non è fatto solo di diritti e qualcuno dovrà spiegarglielo)? Chi lo spiega a queste ragazzine come va il mondo? I social? E cosa facciamo noi per proteggerle, anche da noi stesse e dai nostri errori?

Sono domande complesse a cui nemmeno io so dare una risposta ma credo che un indizio ce lo stiano dando proprio loro, le ragazzine che interrogano un’imprenditrice social sull’esempio che da alla figlia usando i media in modo spregiudicato per soldi o semplice narcisismo. Sono loro a mostrarci il fallimento del nostro modello educativo, a chiederci responsabilità e aiuto. Loro a mettere al bando quella sbornia di narcisismo da social. A darci una sberla e ricordarci che prima dei followers dovremmo occuparci di loro. Perché è inutile tentare un’impossibile detox tecnologico per i nostri figli o dirci terrorizzati dalla loro dipendenza da internet se poi sui social spiattelliamo tutta la nostra vita e dedichiamo tanto tempo. Abbiamo abdicato al nostro ruolo educativo ma loro, i nostri figli, continuano ostinatamente a guardarci e imitarci…

Quanto poi alla risposta della Ferragni, mi chiedo se sia questo il concetto di libertà che vogliamo insegnare alle nostre figlie e nipoti. Noi ci siamo battute per altro, abbiamo ottenuto altro, ci siamo sacrificate per altro. E c’è ancora tanto altro per cui lottare che non la libertà di mostrarsi nude. Come scriveva Oriana Fallaci. Sembrano millenni fa ma quanto ancora c’è da fare e insegnare…

«Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una spelndida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è neanche un dovere. E’ solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto a ripeterlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. Sì, spero che tu sia una donna».

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9 commenti su “UNA GENERAZIONE CHE NON TI ASPETTI”

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