di Martina Semenzato*
La lotta alla violenza di genere deve tornare al centro del dibattito quotidiano per riappropriarci della cultura del rispetto, che deve essere recepito nel tessuto sociale: il tema oggi fondamentale è quello della prevenzione.
Viviamo in un’epoca in cui i problemi si risolvono con i conflitti e non con il confronto, dove vecchie forme di patriarcato si uniscono a nuove forme di patriarcato.
Una riflessione profonda su quanto siano importanti i contesti familiari, e ancor più i contesti scolastici. Famiglia e scuola sono le basi su cui stiamo lavorando in Commissione.
Il tema di riappropriarci del ruolo genitoriale, del valore di dire ‘no’, di essere presenti in maniera costruttiva nella vita dei nostri figli, è fondamentale.
Come l’altro strumento fondamentale è la scuola, il processo formativo con nuovi elementi di dialogo e nuovi linguaggi nei confronti dei ragazzi.
Dobbiamo dare gli indirizzi fin dalla giovane età, insieme all’educazione al rispetto. Riappropriamoci della cultura del rispetto: la stiamo perdendo in famiglia, nella scuola e nella società.
Come Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni violenza di genere avrei il dovere di una narrazione puntuale su numeri, casi, norme, sentenze ma preferisco portare la vostra attenzione su questi concetti.
La violenza di genere è un fenomeno strutturale, talmente radicato nel nostro vissuto da assumere i contorni della quotidianità. Non è una questione di donne ma di uomini.
La violenza di genere si affronta solo con la prevenzione in tutte le sue declinazioni: cultura, educazione, formazione, specializzazione, tempestività!
Le donne che denunciano devono sentirsi al sicuro. Per gestire i casi di violenza la parola d’ordine deve essere competenza.
Dobbiamo rafforzare gli strumenti a disposizione delle varie tipologie di operatori: Forze dell’Ordine, insegnanti, operatori sanitari, giudici, avvocati, procuratori, assistenti sociali, medici.
L’ultimo disegno di legge Roccella-Nordio-Piantedosi approvato alla Camera all’unanimità irrobustisce il Codice Rosso: il potenziamento dell’ammonimento prefettizio, l’estensione dell’ambito di applicazione delle misure coercitive, il potenziamento dell’istituto di sorveglianza speciale, la specializzazione e la formazione a più livelli, la tutela dei minori legata alla violenza assistita, la specializzazione dei pubblici ministeri, la provvisionale a titolo di ristoro anticipato, fino all’arresto in flagranza differita alcuni dei punti del disegno di legge.
Il tema focale della mia Commissione riguarda la violenza economica, intesa come atto di controllo e monitoraggio del comportamento di un uomo in termini di uso e distribuzione del denaro, minaccia di negare risorse economiche o impedimento ad avere un lavoro autonomo o un’entrata finanziaria personale.
L’autonomia e l’indipendenza economica favoriscono l’emancipazione femminile e riducono il rischio di protrarre nel tempo relazioni tossiche basate su condizioni di subalternità che possono preludere a casi di reiterata violenza.
Dobbiamo sostenere programmi che promuovono l’empowerment delle donne, inclusi quelli che offrono opportunità economiche, formazione e supporto psicologico.
Dobbiamo lavorare su incentivi fiscali alle imprese che assumono donne vittime di violenza e programmi di reinserimento sociale e formazione professionale.
Fornire assistenza economica temporanea, è stato rifinanziato il reddito di libertà, e pensare a programmi di aiuto finanziario. Pensiamo al protocollo d’intesa tra il Dipartimento per le Pari Opportunità e l’Associazione Bancaria Italiana.
Tra i dodici punti programmatici della Commissione che spaziano dalla formazione alla sanità, passando dal ruolo dei media a quello dello sport, all’analisi dei casi e delle sentenze, ritengo che quello dell’adozione di un “Testo Unico verso la violenza di genere” sia fondamentale: una raccolta organica e sistematica dei vari interventi legislativi che si sono susseguiti nel corso del tempo nell’ottica di una loro migliore intelligibilità. Non è un lavoro semplice ma possiamo essere un esempio virtuoso anche per gli altri Paesi.
Dobbiamo lavorare anche sul tema etico della comunicazione: occorre cambiare la narrativa pubblica sulla violenza di genere e promuovere una maggiore consapevolezza e comprensione del problema.
Diamo più voce e risalto alle vittime che vogliono raccontare storie positive. Incoraggiamo la divulgazione di esperienze di sopravvissute e di programmi di prevenzione che ispirino fiducia nelle Istituzioni, speranza e cambiamento positivo.
Collaboriamo con le testate giornalistiche per promuovere una rappresentazione più responsabile e accurata. Servono linee guide etiche e informative per il reporting sulla violenza di genere.
Dobbiamo dialogare con la tecnologia.
Dobbiamo trovare nuovi linguaggi per parlare in maniera incisiva con le nuove generazioni: dopo tutto ci giudicheranno i bambini.
L’indipendenza economica è la nostra libertà!
Un passo avanti per la libertà delle donne!
*Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere
