di Francesco Vaia*
Dal Paese, in ogni suo ambito, si alza forte una richiesta: Prevenzione!
Possiamo e dobbiamo fare di più per evitare questo stillicidio ormai quotidiano, davvero non più tollerabile. Tante tragedie, collettive e individuali, potevano essere evitate? Prevenute?
Oggi a gran voce i cittadini, dopo l’ultimo, ennesimo femminicidio, che questa volta ha spezzato la giovane vita di Giulia, chiedono prevenzione della violenza sulle donne. La sua morte è un pugno violento nello stomaco ma, ahimè, è solamente l’ultimo esempio in ordine di tempo e disvela all’opinione pubblica sgomenta un sommerso molto più preoccupante.
I dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne in Italia ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: un dato sconcertante, quasi una donna su 3 (in linea, purtroppo, con quanto accade anche nel resto del mondo). Ancor più grave, se possibile, è il dato che le forme più gravi di violenza sono esercitate proprio da partner o ex partner, parenti o amici. Quasi sempre “bravi ragazzi”, “brave persone”.
Una vergogna per la nostra società che ha ripercussioni rilevanti tanto sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima, quanto sul piano sociale, determinando isolamento, ostacolo al lavoro, limitata capacità di prendersi cura di sé e dei propri figli. Come spesso accade, infatti, anche i bambini subiscono le conseguenze della violenza e quelli che vi assistono all’interno del proprio nucleo familiare possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento con ripercussioni durature se non adeguatamente intercettati. Gli effetti della violenza di genere si ripercuotono insomma sul benessere di tutto il nucleo familiare prima e dell’intera comunità poi.
È nostro dovere contrastare questa deriva sociale e rispondere alla domanda di prevenzione che si leva con determinazione e coraggio dal nostro Paese.
Possiamo uscire da questo annichilimento collettivo per riprendere in mano le sorti della nostra società, in maniera pro attiva, esercitando a qualsiasi livello di competenza, dal legislatore al governo, dal cittadino alla famiglia, alla scuola, senza che nessuno deleghi l’altro. Tutti insieme come in un grande progetto obiettivo che coinvolga trasversalmente ruoli e competenze: eradichiamo la violenza sulle Donne!
La Prevenzione può giocare un ruolo da protagonista nella rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno. Solo un approccio sistemico, che sappia costruire alleanze virtuose tra scuola, famiglia e sanità, ci consentirà di invertire la tendenza del fenomeno. Occorre per questo partire dai più piccoli, promuovendo lo sviluppo integrale della Persona con un approccio propositivo e rispettoso dell’altro, che metta al centro la bellezza della vita e la possibilità di viverla al meglio quando ci si prende cura di sé e degli altri. Senza alcuna forma di prevaricazione o di sottomissione.
Non lasciamo indietro nessuno, soprattutto chi purtroppo è già vittima di episodi di violenza.
La nostra risposta sarà quella di far sì che il sacrificio ingiusto e dolorosissimo di Giulia non passi invano, ma che possa essere l’occasione opportuna perché tutti insieme combattiamo fino in fondo, senza ipocrisie e investendo tutte le energie possibili, anche economiche, per vincere questa battaglia di civiltà.
I giovani siano protagonisti di questa battaglia, scuotendoci, con il loro “rumore fertile”, dalla rassegnazione di cui siamo troppo spesso affetti.
A loro, noi adulti dobbiamo l’impegno corale e deciso per affrontare quella che è la sfida più importante, la più difficile, che attraverserà purtroppo un tratto ancora lungo di strada. Ma, ne sono certo, insieme ce la faremo.
*Direttore generale Prevenzione Ministero della Salute
