di Laura Luigia Martini*

È un fatto che l’avvicinamento di giovani donne a facoltà universitarie STEM sia rimasto un evento raro se comparato alla corrispettiva partecipazione maschile. Questo risultato è certamente il combinato disposto di forze discriminatorie che includono aspetti sociali, inadeguato supporto familiare, ma anche stereotipi legati all’area culturale e geografica di provenienza dei singoli individui.

Perché negli USA molte più donne sono dottorande in discipline STEM rispetto a quanto avviene in Italia? Il mondo del lavoro accoglie allo stesso modo uomini e donne laureati in queste discipline? Offre le stesse opportunità di carriera? Li paga indifferentemente? I miei sono solo spunti di riflessione, domande alle quali ognuno può dare la risposta più vicina al proprio sentire. Ma forse la mia storia potrà aiutare tante giovani ancora indecise sul loro futuro. Perché, a dire il vero, io da ragazza studiavo al liceo tutte le materie con ottimi risultati e mi sono iscritta a Ingegneria, oltreché per un’inclinazione naturale, anche per un motivo meramente pragmatico: era noto che gli ingegneri accedessero più facilmente al mondo del lavoro. Non mi è mai venuto in mente che l’essere donna potesse costituire un fattore discriminante. Ma perché proprio Ingegneria Nucleare? Perché molto vicina alla Fisica che amavo e il piano di studi era talmente variegato e complesso da apparirmi senza dubbio il più olistico della specifica offerta formativa. Non so se fosse vero. So che il mio giovane cervello fu spremuto a tal punto da diventare permeabile a qualunque informazione per quanto complessa.

E l’Ingegneria Nucleare, quella materia STEM così altisonante e tanto lontana dalla mia passione giovanile per Petrarca o Cicerone, e tanto diversa da quel Beethoven che ancor oggi suono con grande beneficio per i sensi e per l’anima, in realtà non si rivelò affatto arida, ma al contrario entusiasmante. C’è un che di misterioso e attraente nella capacità di comprendere i fenomeni che governano il mondo intorno a noi, nello spiegarsi l’inimmaginabile e nel riuscire a plasmarlo. E mi piaceva, mi piaceva moltissimo e mi piace ancora. Dopo la laurea, optai per quelle multinazionali anglosassoni dell’industria e dei servizi in cui ho lavorato per oltre vent’anni. Ed è stato meraviglioso. Ho collaborato con menti brillanti, ho viaggiato di continuo e ovunque, la mia carriera cresceva velocemente secondo criteri meritocratici, la filosofia della formazione circolare mi faceva acquisire sempre nuove competenze, grazie ai tanti Master per Executive che ho completato in ambito economico, finanziario, geopolitico, della sicurezza globale, dell’innovazione, della sostenibilità, della strategia aziendale e della governance. E dopo il mio percorso universitario STEM, tutto mi è sembrato facile.

Si è formato così un profilo manageriale “rotondo”, in grado di gestire diverse risorse di valore nel mondo e di interagire proficuamente con persone di ogni provenienza, età, cultura, sesso, credo religioso, stato sociale, colore della pelle. Delle differenze io non mi accorgo più. Questa l’esperienza che ho messo al servizio del mio Paese quasi tre anni fa, quando sono approdata a una Società della Difesa partecipata dallo Stato, con il ruolo di CEO Business Advisor e Vicepresidente Esecutivo di tutto il Business Development di Corporate. Traguardo raggiunto partendo da una cittadina in provincia di Milano, con tanta voglia di fare e… studiando una materia STEM. A voi le conclusioni.

*CEO Business Advisor ed Executive Vice President Corporate Business Development FINCANTIERI