Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”. Rita Levi-Montalcini

di Alessandra Paola Ghisleri*

Nel percorso dell’avvento che ci ha portato al Natale non c’è dubbio che le donne sono le protagoniste del presente, nel bene e nel male. Tra i tanti argomenti che l’agenda nazionale ha proposto uno è emerso, come sempre capita nel semestre bianco, ed è quello per la ricerca di un nome al femminile per la Presidenza della Repubblica. La dichiarazione più frequente che si sente in tale occasione è quella che definisce l’Italia un Paese pronto per un premier al femminile. Una orticante captatio benevolentiae, tra l’altro non richiesta, visto che le donne esigono qualcosa di concreto. Gli stessi cittadini seppur pronti per un tale avvenimento affermano in maggioranza che più che il genere dovrebbero essere le qualità del futuro Presidente a emergere.

I nomi non mancano nella rosa dei migliori curriculum vitae, tuttavia la trattativa sul Quirinale è cominciata già da tempo, oltre a rischiare di stancare ancor prima di entrare nel vivo. I nominativi portati in primo piano –e non ne faccio per scaramanzia- sono abitualmente quelli destinati al falò politico e mediatico. Ogni 7 anni se ne parla e mai con convinzione, del resto in questo momento storico ingarbugliato ogni leader politico desidera tirare le fila e allo stesso tempo, sotto traccia, imporre un candidato di bandiera, mentre i cittadini dal canto loro, ancora una volta, aspirerebbero a eleggere direttamente il Capo dello Stato, senza passare dalle Camere… E come al solito, anche se vorrei essere smentita in questa profezia, ci sveglieremo con un nuovo Presidente della Repubblica maschio e sconosciuto ai più.

Sul fronte dei partiti politici una sola donna oggi ricopre il ruolo di “Capo”: Giorgia Meloni. Non la si scopre oggi – e si sa – ma l’evento di Atreju l’ha proiettata su tutte le pagine dei giornali al centro della trattativa come unica forza di opposizione del Paese, con anche una proposta al femminile per il “Colle”. Questa non è sicuramente la battaglia più importante per il gentil sesso, tuttavia nella storia della vicenda umana le donne hanno condotto delle estenuanti battaglie nella ricerca dell’eguaglianza cercando di definire le loro capacità nell’ottica del merito, pur nella differenza di genere. Un passato che trova radici nella nostra cultura e se vogliamo anche nella mancanza di politiche sociali adeguate che hanno impostato da subito una differenza nel campo della “forza” all’insegna della discriminazione.

E così, per chiudere il cerchio, con i femminicidi e le violenze, la donna si trova a essere nuovamente al centro dell’attualità, suo malgrado. Fino alla giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre il numero delle donne uccise è cresciuto dell’8.0% in un solo anno. 109 vittime, più o meno una ogni 3 giorni. E allora ci domandiamo come possiamo progettare il Futuro del nostro Paese se alla mozione contro la violenza sulle donne, il 22 novembre, su 630 deputati soltanto 8 erano presenti in aula?

*Amministratore Delegato Euromedia Research