di Mariacristina Gribaudi*

I libri accompagnano la mia vita. Leggere è un nutrimento, come lo è vedere un’opera d’arte negli 11 musei della Fondazione Musei Civici di Venezia che presiedo o respirare l’acciaio della fabbrica di chiavi che amministro. È stato mio padre, Carlo, a inculcarmi questa abitudine: fino all’ultimo istante della sua vita l’ho sempre visto leggere.

La lettura, come la cultura più in generale, mi ha forgiato attraverso la contaminazione di idee, storie e mondi diversi. Ciò che ho imparato mi è stato utile in fabbrica come nei numerosi ambiti culturali dove sono stata chiamata a portare la mia esperienza. L’ultimo, in ordine di tempo, la presidenza del Comitato di gestione del Premio Campiello.

Istituito dagli Industriali del Veneto nel 1962, e quindi prossimo a celebrare la sessantesima edizione, il Premio è promosso e gestito dalla Fondazione composta dalle Associazioni Industriali del Veneto e dalla loro Federazione regionale. È uno dei pochi casi di successo in Italia di connessione concreta e strategica tra mondo dell’impresa e della cultura, accreditandosi come una delle più importanti competizioni letterarie italiane.

Esso rappresenta l’emblema della connessione tra due mondi, fabbrica e cultura, che, apparentemente, possono sembrare molto diversi e lontani tra di loro, e invece non lo sono. L’ho imparato nell’azienda di cui sono amministratrice unica, la Keyline, azienda che fa parte del Bianchi Group 1770, appartenente alla famiglia di mio marito Massimo, discendente di una generazione di produttori di chiavi la cui storia è iniziata nel 1770 a Cibiana di Cadore. La ricerca spasmodica che abbiamo fatto per raccontare 250 anni di storia imprenditoriale e dare vita al museo d’impresa che raccoglie chiavi di epoche e culture diverse, mi ha dato modo di capire come di fatto ciò che si faceva all’interno della fabbrica, inventando e costruendo nuovi prodotti (ricerca e sviluppo), non era altro che un’opera culturale. Ciò che volevamo raccontare era la storia del saper fare, quella predisposizione ad intraprendere che ha fatto il successo di quest’area del Paese. E’ così anche per alcuni dei musei veneziani che amministro con la Fondazione: pensiamo a quello del vetro di Murano, a quello del merletto di Burano oppure al palazzo del genio creativo Mariano Fortuny. Spazi culturali dove si respira la fabbrica.

La straordinaria intuizione degli Industriali del Veneto che giusto sessant’anni vollero, attraverso l’istituzione del Premio Campiello, contribuire alla promozione della cultura e diffondere il piacere per la lettura si è dimostrata nel tempo un’idea vincente, anche per l’efficace idea di coinvolgere tecnici e lettori nella scelta del vincitore.

Sono onorata di presiedere il comitato di gestione di questo prestigioso Premio culturale e conto di poter mettere a frutto la mia esperienza. La pandemia ci ha reso tutti assetati di verità e di bellezza. Come la vera da pozzo, che stava al centro del campiello, era la fonte di approvvigionamento dell’acqua potabile per i veneziani di un tempo, così la cultura sarà la fonte a cui abbeverarsi per ritrovare la linfa vitale necessaria alla ripresa post pandemia.

*Presidente Comitato di Gestione Premio Campiello