di Marta Branca*

Il 2021 si sta per concludere. Un anno che ci saremmo aspettati diverso, che speravamo ci avrebbe fatto vedere il termine definitivo della Pandemia.

L’idea che il vaccino avrebbe risolto tutti i problemi è stata la speranza di ognuno fin dall’estate del 2020, quando si è cominciato a parlarne. Vaccini anti Sars Cov 19 creati in tempo record rispetto a quelli a cui eravamo abituati: il forte investimento nella ricerca della maggior parte degli Stati del mondo ha determinato un’accelerazione ‒ pur nel rispetto di tutte le fasi delle sperimentazioni che testano sicurezza ed efficacia del medicinale – e ha messo a disposizione del mondo intero la soluzione al problema!

Ma ben presto ci saremmo dovuti ricredere sulla velocità della fine della pandemia: nonostante gli sforzi dei Sistemi sanitari di tutti i Paesi di vaccinare più persone possibile per creare il cosiddetto “effetto gregge”, abbiamo dovuto fare i conti con una serie di variabili che hanno complicato la situazione: forme diverse della stessa patologia (che si diffondono con rapidità e che richiedono “aggiustamenti” ai vaccini), ritrosie a vaccinarsi di molte persone, “stanchezza” e “abbassamento della guardia” di altrettante persone, sfiancate dalla situazione difficile e deluse dal mancato ritorno alla normalità.

Ciò ha causato conflitti sociali, politici, economici e ha inasprito le relazioni interpersonali: c’è paura, in taluni casi rancore, in molti disperazione, in alcuni rassegnazione, nei più incomprensione e soprattutto comincia a scarseggiare la speranza che si possa riassaporare un clima sereno. Prima del 2020 ce l’avevamo, e non lo apprezzavamo, davamo per scontata la nostra libertà, quella la cui limitazione oggi più ci pesa, insieme al dolore di vedere tante persone provate dalla malattia e tante altre che non ce l’hanno fatta a superarla.

Siamo esausti, diciamolo, non ne possiamo più: non sappiamo come salutarci, se darci la mano, figuriamoci un abbraccio o un bacio. Abbiamo paura di contagiare i nostri figli o i nostri genitori, nonostante i vaccini, e abbiamo timore di essere contagiati. I decisori politici provano a dettare delle regole, fissare sanzioni, effettuare controlli. Usano i colori per delimitare le zone con le relative restrizioni e incitarci ad un maggiore senso di responsabilità.  Ma la verità è che regna una gran confusione tra le persone “normali”, un po’ anche tra quelle “addette ai lavori” e ognuno cerca, come può, di continuare la sua vita nel miglior modo possibile.

Ora noi donne abbiamo un compito: noi, con “il nostro sguardo innovatore, la nostra capacità di guardare avanti con concretezza e passione”, possiamo e dobbiamo ancora una volta fare la differenza. Ciascuna nel proprio ambiente, con il proprio ruolo, i propri talenti le proprie capacità, la propria tenacia: rendiamo il 2022, qualunque cosa accada intorno a noi, un anno di vera rinascita. Aspettiamoci ma spingiamoci, comprendiamoci ma incoraggiamoci.

C’è tanto da fare: “Avanti donne” e buon anno!

* Già Direttore Generale all’IRCCS Lazzaro Spallanzani