di Annamaria Terremoto*

Senza donne il Paese non riparte. È l’ora della parità. Tutti d’accordo: serve una vera svolta con azioni concrete per superare le diseguaglianze di genere. Un confronto che diventa sempre più serrato dinanzi al dato allarmante che, a causa della pandemia, vede un arretramento delle donne, con un tasso di occupazione al di sotto del 50%, con punte più basse al Sud dove sette su dieci non lavorano.

L’occasione, la “Giornata Internazionale della Donna”. Ancora momenti per riflettere e interrogarsi su cosa fare.

La Fondazione Bellisario chiede un cambio di passo per vincere la sfida, a partire da un Ministero per le Pari Opportunità con portafoglio, quindi, con risorse economiche adeguate.

E così, in un incontro on line, coordinato dalla Presidente Lella Golfo, ecco le proposte della Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, e degli economisti Veronica De Romanis, Giovanni Tria, già Ministro dell’economia e Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Bocconi.

«La strada da fare è ancora lunga», ha detto Elena Bonetti, soffermandosi sui progetti più importanti destinati alla parità di genere del Recovery Fund; dal piano nazionale degli asili nido, per cui sono stati stanziati oltre due miliardi di euro, al lavoro femminile che «dovrebbe indirizzarsi di più verso ambiti scientifici e tecnologici guardando alle materie STEM». Un modo per risolvere il gap salariale «in quanto più donne potrebbero competere per i lavori del futuro». E sul tema delle materie STEM, Carlo Aberto Carnevale Maffe’ lancia un appello: «Sì alle tecnologie ma c’è bisogno di partecipazione delle donne al mondo digitale e umanistico».

«Bisogna affrettare i tempi e investire sulla formazione STEM – è l’esortazione dell’economista Veronica De Romanis – il Covid ha accentuato una situazione già drammatica per le donne. Basti pensare che l’occupazione è scesa di 440 mila unità e le donne rappresentano il 96% di questo calo». Altra questione aperta «la gestione dei 209 milioni del Recovery Fund tutta in mano agli uomini. Rischiamo così di perdere un’altra occasione».

Per l’economista Giovanni Tria, «sono le donne a pagare il prezzo più alto dell’emergenza Covid, in termini di occupazione e di servizi. E nel post-emergenza diventa importante e centrale la figura femminile». Sul Recovery Fund, Tria non ha dubbi, «deve essere gestito dal Ministero dell’Economia, luogo naturale per queste operazioni: piani, programmi e progetti».

*Giornalista