Di Andrea Cangini*

Ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, aggressività, insonnia. Ma a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica.

Sono gli effetti che l’uso – che nella maggior parte dei casi non può che degenerare in abuso – di smartphone e videogiochi produce sui più giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche.

È quanto hanno sostenuto, ciascuno dal proprio punto di vista “scientifico”, la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle forze dell’ordine auditi dalla Commissione Istruzione del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva che ho promosso per mettere a fuoco l’impatto del digitale sui processi di apprendimento degli studenti, e più in generale sulla vita dei più giovani.

L’impatto è devastante. Alla dipendenza, alla perdita di facoltà mentali essenziali e all’aumento vertiginoso delle patologie psicologiche si accompagna la crescita esponenziale di reati come bullismo, adescamento, istigazione al suicidio.

I lavori della Commissione si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento che ho redatto per denunciare il fenomeno e sollecitare Governo e Parlamento a porvi rimedio. Questi gli obiettivi:

  • scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per minori di 14 anni;
  • rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di 13 anni;
  • prevedere l’obbligo dell’installazione di applicazioni per il controllo parentale e l’inibizione all’accesso ai siti per adulti sui cellulari dei minori;
  • favorire la riconoscibilità di chi frequenta il web;
  • vietare l’accesso degli smartphone nelle classi;
  • istruire gli studenti sui rischi del web;
  • interpretare con spirito critico la tendenza epocale a sopravvalutare i benefici del digitale applicato all’insegnamento;
  • incoraggiare, nelle scuole, la lettura su carta e la scrittura a mano.

Non si tratta di dichiarare guerra alla modernità, ma di regolamentare quel mondo virtuale nel quale i giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno. Si tratta di provare a salvare il salvabile della mente, del corpo e della socialità dei nostri figli e dei nostri nipoti. Il nostro futuro.

*Senatore della Repubblica Italiana e Capogruppo di Forza Italia in Commissione Istruzione del Senato