di Patrizia Schiarizza*
Quello del femminicidio è un tema significativo che impone a tutti noi azione concrete non solo in termini di prevenzione e di contrasto alla violenza sulle donne, ma anche di intervento sulle vittime invisibili: i figli che sopravvivono alle loro madri, bambini e ragazzi il cui padre si suicida o è in carcere.
Non esistono dati ufficiali su questi figli, un silenzio che tradisce anche l’assenza dello Stato che solo nel 2018 è intervenuto con la Legge 4 dedicata agli orfani di crimini domestici, una norma che tuttavia si presenta come unica nel panorama europeo e che pone l’Italia tra i primi Paesi a introdurre tutele importanti per i bambini e i ragazzi rimasti soli dopo l’uccisione della madre. Il legislatore prevede, tra l’altro, l’accesso al gratuito patrocinio, l’assistenza medico-psicologica, la possibilità per i figli di prendere il nome della madre, l’assegnazione alle famiglie affidatarie di 300 euro al mese per ogni figlio, borse di studio, orientamento al lavoro e agevolazioni fiscali per chi assume. Una legge critica per alcuni aspetti (le famiglie faticano ad accedere ai fondi, ad esempio) ma è certo un buon punto di partenza.
Nella relazione della Commissione Femminicidio sulla risposta giudiziaria ai femminicidi relativa agli anni 2017/2018 si parla di 169 orfani in due anni, di cui il 39,6% minorenni, e un terzo orfano anche di padre. Questi dati sono sottostimati se raffrontati con l’esperienza quotidiana de Il Giardino Segreto, associazione no profit della quale sono Presidente e Fondatrice e che si occupa da sempre degli orfani di crimini domestici e ci restituisce un numero di bambini di gran lunga superiore, così come l’assenza di competenze e professionalità in capo a chi dovrebbe prendersi istituzionalmente cura di loro e ascoltarne i bisogni. Questi questi dati devono farci riflettere sulle necessità materiali e psicologiche di questi bambini e delle famiglie affidatarie. Ai loro bisogni abbiamo cercato negli anni di rispondere con una rete di esperti che interviene, su tutto il territorio nazionale, non solo per ridurre gli effetti del trauma (molti bambini hanno assistito all’uccisione della mamma e al suicidio del padre, e per molti altri ancora la morte della mamma è l’epilogo più drammatico di anni di violenza assistita e diretta); ma anche con un lavoro di prevenzione per sradicare la cultura patriarcale e stereotipata che è alla base della violenza sulle donne.
Da pochi mesi e per i prossimi quattro anni siamo impegnati in un progetto di presa in carico di questi bambini e delle famiglie affidatarie, sulle sei regioni del centro Italia, grazie ai fondi ricevuti dall’Impresa Sociale Con i bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa. Il Progetto Airone (un nome volutamente evocativo di una rinascita) mi vede a capo del coordinamento e della direzione di un partenariato importante (tra gli enti coinvolti Unicef, Università di rilevo nazionale, enti pubblici ed Aziende Ospedaliere) con l’obiettivo di consentire a questi bambini di avere restituite le stesse opportunità di vita dei loro coetanei. La vera sfida di una democrazia è l’uguaglianza e la cifra di una società è data dal modo in cui si prende cura dei propri figli.
*Avvocata e Presidente de Il Giardino Segreto
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