di Danda Santini

Su 100mila posti di lavoro persi in Italia causa COVID, 99mila sono lavori di donne. Gli omicidi scendono, i femminicidi salgono. Per essere rappresentate nel luogo della rappresentanza, il governo, bisogna ricominciare ogni volta da zero. Se poi si confrontano i dati italiani con quelli dell’Europa, la sensazione che le donne italiane stiano drammaticamente perdendo la partita della parità di genere, diventa una dolorosa realtà. E fa male, tutti i giorni e di più l’8 marzo. Ancora peggio la sensazione che nulla cambi nonostante tutti sappiano quali sono le proposte giuste, le misure efficaci e le soluzioni utili.

Il risultato? Avvilimento, disillusione, stanchezza per le più senior. Rabbia, tanta, per le più giovani. E bisogna stare attenti alla rabbia delle giovani. Le abbiamo cresciute noi, le figlie nostre, “studia, preparati, impegnati”. E loro ci hanno creduto – perché è vero – che la libertà e l’indipendenza passano per l’istruzione.

Poi però, uscite dall’ultimo timido baluardo della meritocrazia, l’università, non si ritrovano più. E si fanno sempre le stesse domande che ci ponevamo noi. Perché guadagniamo meno? Perché la nostra carriera ha così tanti ostacoli? Ci bloccano perché non chiediamo abbastanza o, al contrario, perché siamo troppo ambiziose e non facciamo simpatia? Perché il bimbo, se arriva, diventa all’improvviso tutto roba nostra? Perché lavoriamo sempre di più, casa e ufficio, senza riconoscimenti? Senza condivisione? Senza aiuti? Dove sono i nidi, le scuole a tempo pieno? Dov’è lo Stato? Chi ci aiuta? Chi ci tutela?

E io mi domando: chissà che cosa direbbe oggi Marisa Bellisario, pioniera, coraggiosa, sempre lucida. Lei che conosceva le insidie e le difficoltà del potere, ma sapeva di avere aperto una strada importante con il suo esempio. Che cosa direbbe, oggi, dopo trent’anni, la più famosa donna manager d’Italia, lei che credeva nella gerarchia del merito, vedendo sempre più laureate con voti sempre più alti ancora bloccate dallo stesso pregiudizio antifemminile con cui aveva già fatto i conti in prima persona? Che cosa direbbe, lei che già nel 1984 era entrata nella Commissione Nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna, a constatare che il suo bel Paese è rimasto così arretrato rispetto agli obiettivi raggiunti dagli altri in Europa?

Io credo che punterebbe tutto sulle giovani, subito. Che sono arrabbiate, molto più di quanto possiamo immaginare. Animano blog, community, newsletter, podcast, discussioni in rete. Con mezzi che spesso sfuggono ai nostri radar, ma possono essere molto potenti. E credo che sia per loro, e con loro, che il percorso di Marisa Bellisario debba continuare.