di Mariangela Zappia

Il test della pandemia ci dimostra che la strada da percorrere è una sola: costruire società più sane e inclusive, individuare le radici profonde delle discriminazioni e dei divari di rappresentatività e partecipazione delle donne, lavorare assieme per colmarli.

Su questo sfondo, l’8 marzo 2021 apre un mese d’intensa attività alle Nazioni Unite, che culminerà, dal 15 al 26 marzo, con la 65esima sessione della Commissione sullo status delle donne (CSW), principale organismo intergovernativo per la promozione dell’uguaglianza di genere. L’impatto multidimensionale della pandemia e i rischi in termini di arretramenti sostanziali nei diritti delle donne saranno quest’anno al centro dei lavori della Commissione.

Vulnerabilità: questo il primo grande tema sul tavolo. L’ONU stima che il 30% delle donne ha subito violenza da parte di un partner durante la propria vita. Un anno di lockdown e restrizioni ha fatto registrare ovunque un drammatico picco negli abusi domestici. Le donne sono anche più vulnerabili sotto il profilo socioeconomico: sovra rappresentate nei settori più colpiti dalla crisi – dove ottengono posizioni più precarie e meno pagate – e a maggior rischio di uscita dal mercato del lavoro.

Partecipazione: questo il secondo ambito di riflessione e azione. Tre quarti dei seggi parlamentari a livello globale sono occupati da uomini. Solo 22 Paesi al mondo hanno Capi di Stato e Governo donne. Sono cifre che parlano di barriere – più o meno visibili, comunque inaccettabili – che si frappongono ancora alla partecipazione delle donne alla vita pubblica e ai processi decisionali. Allo stesso tempo, nell’attuale fase di crisi, i Paesi a guida femminile si sono distinti per rapidità ed efficacia nella risposta all’emergenza e per una comunicazione pubblica chiara ed empatica.

Da questo quadro emerge come la questione centrale da affrontare è quella del “potere” e di come viene distribuito. Solo una partecipazione effettiva delle donne ai tavoli in cui si prendono le decisioni potrà innescare quei processi trasformativi rimasti impantanati tra stereotipi e meccanismi discriminatori interiorizzati dalla società, dagli uomini e dalle stesse donne.

Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, che si definisce un convinto femminista, ha in numerose occasioni affermato come la questione della parità ruoti attorno alla questione del potere. Noi donne siamo spesso reticenti a usare questa parola ma non dovremmo: stiamo parlando del potere di cambiare le cose, di agire, partecipare e avere eguali opportunità di competere, di imprimere una direzione diversa.

Nel 2021 l’Italia ha la responsabilità di guidare il G20 verso una ripresa globale sostenibile, resiliente e inclusiva. E non a caso la parità di genere figura tra le priorità trasversali della nostra Presidenza. Presenteremo il lavoro del G20 sull’agenda donne dell’ONU in occasione della CSW, con un evento in cui interverrà anche la Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti.

Il 2021 è l’anno in cui porre le basi della rinascita. La trasformazione profonda della società passa per la revisione dei rapporti tra uomo e donna e le raccomandazioni dell’ONU al riguardo sono molto chiare.

La parità non è un gioco a somma zero contro una parte o l’altra della società, ma una causa comune e un imperativo pragmatico. È una sfida culturale, mai come oggi di portata epocale. Non sottovalutiamo il valore dell’esempio: agiamo e coinvolgiamo gli uomini.

L’azione della Fondazione Bellisario, delle tante donne che hanno alzato la barra dell’eccellenza nei rispettivi ambiti, rappresentano uno strumento importante per fare di questa generazione quella che le Nazioni Unite definiscono “Generation Equality”.

Da crisi come quella che stiamo vivendo nascono anche grandi opportunità: trasformiamo la parità da traguardo in realtà. Facciamolo insieme.