La proposta della Presidente della Fondazione Bellisario: «I beni confiscati alla mafia siano riconvertiti in centri anti-violenza»

di Maria Scaramuzzino*

Donne che fanno la differenza. Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario, ha concluso in questi giorni un tour in Calabria per presentare il libro in cui racconta la storia della Fondazione che porta il nome di Marisa Bellisario, manager di fama mondiale scomparsa nel 1988. Un esempio ancora vivo e attuale per chi vuole fare sana imprenditoria, oltre che un emblema dell’emancipazione femminile. Lella Golfo è stata a Corigliano Rossano, a Catanzaro e a Vibo Valentia per parlare della grande eredità lasciata da Marisa Bellisario e per illustrare le tante attività messe in cantiere dalla Fondazione. Ad accoglierla amministratori locali, giornalisti ed esponenti della società civile. Gli incontri tenuti in Calabria dalla Presidente hanno coinciso con la settimana in cui tutto il mondo ha celebrato la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: dunque un’ulteriore occasione per lanciare idee e progetti riguardanti la parità tra uomo e donna e per ricordare, anche, che la legge sulle quote di genere compie dieci anni. Normativa voluta e promossa in Parlamento proprio da Lella Golfo.

Accompagnata da Teresa Ruberto, coordinatrice della Fondazione Bellisario in Calabria, e da Beatrice Coletti, Presidente di Tivù ‒ società partecipata da Rai e Mediaset, Telecom Italia, Confindustria Radio Televisioni e Aeranti-Corallo ‒ la Presidente Golfo ha salutato favorevolmente l’arrivo nelle regioni del Sud di ingenti risorse afferenti al PNRR (Piano nazionale ripresa e resilienza). Fondi da impiegare per la realizzazione «di infrastrutture e servizi sociali finalizzati a ridurre nei territori ogni ulteriore ostacolo alla piena affermazione della parità di genere». A tal proposito, la Presidente ha lanciato una proposta molto concreta e mirata e cioè di «attingere all’enorme e inutilizzato patrimonio di beni confiscati alle mafie per riconvertirli in centri anti-violenza». Ciò, in modo da «qualificare e rafforzare sempre più il sostegno concreto alle donne vittime di abusi e violenza che, purtroppo, sono sempre più numerose. Gli immobili confiscati alla ‘ndrangheta ‒ ha spiegato ‒ diventino centri di accoglienza, luoghi di formazione e di preparazione al lavoro per le donne che vogliono riscattare la propria esistenza dopo anni di soprusi».

Questo l’appello di Lella Golfo che, nei suoi incontri calabresi, ha anche rimarcato gli effetti negativi della pandemia sul lavoro femminile. I dati Istat forniti durante gli incontri partecipati dalla Presidente della Fondazione Bellisario hanno confermato che nel secondo trimestre 2020 sono state registrate 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, con un calo del 4,7%. In pratica, i posti di lavoro persi in tre mesi, sono stati complessivamente 841: quelli femminili costituiscono il 55,9%. Nel 2021 il lavoro per le donne ha registrato una lieve boccata d’ossigeno con la stipula di contratti temporanei (82%), già scaduti in questi ultimi mesi dell’anno. Altra storia per l’occupazione maschile che, da settembre, ha registrato un incremento di assunzioni a tempo indeterminato, con percentuali pre-pandemiche. Un divario che va al più presto colmato.

*Giornalista