di Paola Tosi* e Benedetta Cosmi**

Un comitato di cinquanta studenti universitari provenienti da ogni università italiana si è ispirato alla Giornata internazionale istituita il 17 novembre 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale (per commemorare le repressioni e gli eccidi di studenti e docenti cecoslovacchi i quali persero la vita in tempi nazisti), per la prima “Giornata Nazionale degli studenti”.

Aperta dalla Rettrice Antonella Polimeni, dal suo ufficio dell’Università di Roma Sapienza che ospitava la manifestazione il 17 novembre, mentre intorno all’aula Magna si consumavano le proteste per la presenza della “Chiesa”. Ai saluti al fianco del Ministero dell’Università e Ricerca anche quelli della Ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, del Prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica della Santa Sede, Card. Giuseppe Versaldi, del Segretario di Stato dell’Istruzione della Repubblica di San Marino Andrea Belluzzi, e della Professoressa Paola Severino.

Il Comitato organizzatore ‒ guidato dal Presidente Leonardo Monni, studente di Lettere classiche e rappresentante della Sapienza, e dal Segretario generale Davide Di Ceglie, studente di architettura e rappresentante del Politecnico di Milano ‒ si pone l’obiettivo di sostenere il coordinamento fra i rappresentanti degli studenti dei vari atenei e promuovere iniziative culturali. Monni del comitato dice: «Abbiamo avuto una vera giornata di incontro e dialogo tra istituzioni e studenti; un comitato organizzatore di rappresentanti universitari che hanno rischiato con me, dei parlamentari che hanno condiviso con noi la mattinata, anche i contestatori che ci hanno ricordato quanto sono diverse le opinioni». È “la partecipazione”.

Nel suo discorso, il Consigliere nazionale Jacopo Colella ha parlato di speranza, di futuro, di coraggio e determinazione. La necessità di coinvolgere la maggior parte degli studenti alla vita pubblica del proprio ateneo come luogo di crescita e di costruzione di una società virtuosa. «Per costruire il futuro serve sinergia tra studenti e professori».

Nella tavola rotonda incentrata su “L’università di oggi e di domani” sono intervenuti i rappresentati dei partiti: Aurelio Tommasetti, Paola Binetti,  Enrico Aimi, Claudio Giuliodori, Francesco Verducci.

Il senatore Enrico Aimi ha presentato una proposta di legge per istituire appunto la Giornata nazionale degli studenti, la quale, dopo il vuoto delle aule è un modo per riflettere su coloro che studiano e fanno ricerca.

Si è alzata la richiesta di più aule e biblioteche e il potenziamento degli strumenti digitali, temi che hanno animato il confronto con i politici e hanno messo d’accordo organizzatori e contestatori, i quali, ironia della sorte, intervenendo con Mattia e una collega, hanno sottolineato la sofferenza per la soppressione della diretta streaming dell’evento. Come dar loro torto. In particolare, dalla platea si è alzata la voce degli studenti di lettere: «La nostra aula studio chiude alle 15». La proposta che entri nella legge di Bilancio ogni anno un finanziamento ai punti che nelle giornate nazionali degli studenti verranno a galla, contro quel malessere sommerso che troppo spesso ha generato “Neet”. Acronimo odioso in cui rientrano due milioni di giovani italiani, che non lavorano e non studiano. Ecco perché è prezioso riflettere sullo status di “studenti” in un Paese che ne ha persino pochi.

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*Professional Coach

**Giornalista e scrittrice