Fondazione Marisa Bellisario

PART TIME: IL “PAVIMENTO APPICCISOSO”

di Sonia Alvisi*

Ai fini delle progressioni economiche non può essere penalizzato chi ha un lavoro part time: questo, in sintesi, il contenuto della sentenza emessa lo scorso 26 marzo del Tribunale del lavoro di Bologna, dopo averne richiesto l’intervento in qualità di Consigliera di Parità Regione Emilia-Romagna

Ancora le donne, una volta entrate nel mondo del lavoro, subiscono il part-time involontario conseguente al maggiore impegno nella cura della famiglia rispetto agli uomini.

Il fenomeno è noto anche come “pavimento appiccicoso”. Così l’ultima direttiva europea sulla trasparenza retributiva 2023/970 del 10.5.20234 al Considerando n. 15: “il divario retributivo di genere nell’Unione Europea: il divario retributivo di genere è causato da vari fattori, quali gli stereotipi di genere, il persistere del “soffitto di cristallo” e “del pavimento appiccicoso” e “la segregazione orizzontale” compresa la sovra rappresentazione delle donne che svolgono lavori a bassa retribuzione nel settore dei servizi e la disuguale condivisione delle responsabilità di assistenza. Inoltre, il divario retributivo di genere, è in parte dovuto alla discriminazione retributiva basata sul genere sia diretta che indiretta. Tutti i tali elementi costituiscono ostacoli strutturali che pongono sfide a fronte della ancora disuguale condivisione delle responsabilità di assistenza che gravano in maniera preponderante sulle donne”.

Tra la pluralità di implicazioni negative connesse a tale sottooccupazione delle donne, tra cui la non ultima la salute fisica e mentale, di centrale importanza è il minore accesso delle donne alle progressioni economiche orizzontali e verticali. Le donne che lavorano part time si ritrovano escluse anche a fronte di criteri non neutri di selezione che compaiono sovente anche nei bandi interni per le progressioni economiche delle aziende pubbliche.

Il caso deciso dal Tribunale di Bologna riguarda una fattispecie di questo tipo.

L’Ufficio della Consigliera di Parità è infatti intervenuto ad adjuvandum a sostenere il ricorso di una dipendente di un’azienda pubblica che era stata esclusa dalla progressione orizzontale in quanto il punteggio attribuitole per “l’esperienza professionale” era risultato automaticamente ridotto in ragione della regola prevista dal bando che prevedeva la riduzione a fronte del minor orario di lavoro. L’Ufficio, oltre a supportare la lavoratrice nella sua causa individuale, ha ritenuto doveroso intervenire iure proprio chiedendo l’accertamento della discriminatorietà della regola in modo che tale accertamento potesse valere anche per tutte le lavoratrici interessate.

La tesi sostenuta dall’Ufficio e accolta pienamente dal Tribunale è che una tale regola che decurta automaticamente il punteggio in funzione dell’orario di lavoro, non risulta oggettiva ed estranea al principio di non discriminazione. Non esiste infatti un nesso particolare tra la durata di un’attività professionale e l’acquisizione di un certo livello di conoscenze o di esperienza.

Peraltro, tenuto conto che la preponderante presenza di donne nella scelta per il lavoro a tempo parziale è da collegare al notorio dato sociale del tuttora prevalente il loro impegno in ambito familiare e assistenziale, la discriminazione nella progressione economica dei lavoratori part-time va a penalizzare indirettamente proprio quelle donne che già subiscono un condizionamento nell’accesso al mondo del lavoro.

La ritengo una sentenza importante nella misura in cui questi principi devono sempre più entrare a far parte della mentalità comune e devono essere tenuti in considerazione nella redazione delle regole per le procedure di progressione economica, a partire dal settore del pubblico impiego.

Per il raggiungimento di una concreta parità in ambito lavorativo, diventa centrale favorire il corretto equilibrio tra vita professionale e personale, senza che ci siano ripercussioni sulle carriere e conseguentemente sui redditi, con effetti a domino poi anche a livello previdenziale.

*Consigliera di Parità Regione Emilia-Romagna

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