di Antonella Saeli*

Parità, alternanza e trasparenza delle procedure di nomina sono i principi cardine della proposta di un nuovo intervento normativo scaturita dai risultati del Gruppo di studio sul “Riequilibrio della rappresentanza di genere nei procedimenti di nomina”, composto da nove docenti universitarie, istituito dalla Ministra Elena Bonetti nell’aprile del 2021 presso il Dipartimento per le Pari Opportunità, e nato dalla necessità di elaborare proposte per una piena partecipazione delle donne nelle istituzioni, in posizioni di leadership a tutti i livelli decisionali e in tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica.

La partecipazione delle donne ai processi decisionali resta uno dei punti deboli dell’eguaglianza di genere in Italia. Purtroppo nei settori in cui il Legislatore non è intervenuto persiste un significativo gender gap.

Una non completa e piena applicazione del principio di parità è, peraltro, fortemente connessa con la scarsa trasparenza dei procedimenti di selezione dei candidati. Fatte alcune minime eccezioni, non è prevista alcuna forma di pubblicità relativa alla scadenza degli organi, né la possibilità di esprimere una manifestazione di interesse, né è contemplato un qualche procedimento di selezione che consenta di valutare il merito dei candidati. Ed è altresì noto che quando il criterio di selezione premia le competenze, allora le donne emergono.

Per quanto riguarda gli enti pubblici, le autorità amministrative indipendenti e gli organi di garanzia, il gruppo di studio propone di introdurre norme volte a garantire l’equilibrata composizione di genere dei collegi e l’obbligatoria alternanza tra generi nel ruolo di Presidente. Per tutte le nomine che prevedono un passaggio parlamentare, si ipotizza un procedimento volto a garantire la trasparenza nelle modalità di nomina.

Relativamente alle società partecipate, a seguito degli incoraggianti risultati ottenuti con la legge Golfo-Mosca, è stata prorogata la durata delle quote di genere per altri sei mandati. Niente di analogo è invece stato previsto per le società a controllo pubblico, in cui le quote previste sono dunque in fase di esaurimento per decorso dei mandati. Anche per le partecipate l’obiettivo specifico è estendere la platea di candidati, agevolando il ricambio dei soggetti in carica e l’emersione di nuove competenze. Tra le misure ipotizzate c’è anche la pubblicazione in unico sito dell’Albo delle società partecipate a controllo pubblico, con tutte le informazioni necessarie alla presentazione delle candidature e dei requisiti per la candidatura.

In conclusione il Gruppo di Lavoro propone di istituire un Osservatorio nazionale per l’eguaglianza di genere nei procedimenti di nomina con il compito di monitorare il rispetto delle norme, segnalare la mancata ottemperanza e presentare una relazione periodica al Parlamento.

Un organismo, aggiungiamo, che avrebbe maggiore incisività sotto forma di una vera e propria Authority, proposta già nel 2008 dalla Presidente della Fondazione Marisa Bellisario Lella Golfo, cioè una “Autorità indipendente” che possa intervenire in tutti i settori, pubblici e privati, per assicurare la corretta applicazione delle normative ed il rispetto del principio di pari opportunità sancito dall’art. 51 della Costituzione.

*Fondazione Marisa Bellisario Sicilia