di Elena Bonetti*

L’esperienza della pandemia ha reso ancora più evidente quanto la “questione femminile” sia prioritaria e non più rimandabile. Lo dicono con estrema chiarezza i dati incontrovertibili e drammatici che raccontano, settimana dopo settimana, gli effetti dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Se è vero che la maggior parte dei posti di lavoro persi sono stati delle lavoratrici, è altrettanto vero che il volto del Paese che ha resistito e resiste è in larga parte delle donne. Ed è esattamente da qui che dobbiamo e possiamo ripartire. Da una consapevolezza politica nuova e dal coraggio delle decisioni, da quell’assunzione di responsabilità emersa con forza nelle parole del presidente Draghi nel suo discorso d’insediamento alle Camere, dall’accordo di tutto il governo sulla necessità di investire nel cosiddetto empowerment femminile.

Promuovere il protagonismo delle donne a livello lavorativo, economico e sociale non è semplicemente una questione di giustizia: è il riconoscimento di quel ruolo che la Costituzione assegna a tutte le cittadine e a tutti i cittadini di poter contribuire al bene comune.

L’Italia si doterà del suo primo Piano Strategico per la parità di genere. Il Ministero che ho l’onore di esercitare intende dare concretezza a questa azione, la prima che abbiamo portato nel governo presieduto da Mario Draghi. Una Strategia nazionale è necessaria perché il nostro Paese possa liberare ed esprimere finalmente le energie migliori per la ripartenza. Il lavoro femminile è l’elemento su cui investire: solo attraverso una spinta propulsiva aggiuntiva il Pil dell’Italia potrà fare quel passo in avanti da tutti tanto atteso e oramai urgente.

Da questa crisi abbiamo imparato che ci salviamo tutti insieme. Per farlo, abbiamo la necessità di uno sguardo di relazione paritaria tra l’esperienza femminile e quella maschile e di sanare le diseguaglianze esistenti. Per favorire la partecipazione e l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, per sostenere tutte le lavoratrici, dipendenti, partite Iva, libere professioniste, va impressa un’azione positiva. Occorre un cambio educativo e culturale che rompa definitivamente alcuni stereotipi e che riabiliti il mondo femminile a esercitare quel ruolo da protagonista che finora il nostro Paese non è stato in grado di promuovere e realizzare.

Il Family Act, la prima riforma delle politiche familiari che abbiamo costruito in una visione integrata, indica una scelta chiara in questa direzione tanto più necessaria in questo tempo così difficile. Assegno unico e universale, sostegno all’educazione, riforma dei congedi parentali, incentivo al lavoro femminile, autonomia delle giovani coppie sono cinque assi per invertire la rotta e dare al Paese la possibilità di ripartire. Avendo il proprio sguardo rivolto alla promozione del protagonismo delle donne, l’Italia potrà cambiare passo.

“Avanti donne!” è l’invito che ogni giorno anima l’impegno della Fondazione Bellisario grazie alla guida della sua Presidente Lella Golfo e che dà il nome a questo spazio di riflessione.

Andiamo avanti con coraggio, è questo il momento favorevole, l’occasione da cogliere. Il nostro tempo.

*Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia