di Rita Mannella Giorgi

Lo Sri Lanka è stato, non solo nel continente asiatico ma in tutto il mondo, il primo Paese ad avere una donna come Capo di Governo e Capo di Stato.

È il 1959 quando – alla morte del marito, uno dei fondatori dello Sri Lanka – Sirimavo Bandaranaike diventa Primo Ministro, incarico che ricoprirà per ben tre volte. Dopo di lei, anche sua figlia Chandrika Bandaranaike Kumaratunga, diventa Primo Ministro e, dal ‘94 al 2005, è Presidente dello Sri Lanka.

Entrambe hanno avuto vite difficili e segnate dagli assassini dei relativi mariti: Solomon Bandaranaike, per mano di un monaco buddista estremista in casa sua mentre il marito di Chandrika, famoso attore e politico, viene ucciso sempre per ragioni politiche nell’88. Anche Chandrika nel ‘99 è vittima di un attentato da parte delle Tigri Tamil, nel quale perde l’occhio destro. Ora ha lasciato la vita politica attiva ed è leader di una corrente legata alla sua persona che mantiene una certa influenza. I suoi mandati non sono stati scevri di critiche perché, come la madre, è stata regista di un grande processo di nazionalizzazione a danno dei proprietari terrieri e dei grandi imprenditori. Una vicenda raccontata da Razeen Sally in toni molto polemici, ma con spunti interessanti per comprendere la storia del Paese dopo l’indipendenza, nel libro Return to Sri Lanka: Travels in a Paradoxical Island.

In Sri Lanka, però, il ruolo delle donne in politica non si limita alla famiglia Bandaranaike. Un caso interessante è la mia vicina di casa, l’attuale Sindaca di Colombo Rosy Senanayake, entrata in politica dopo essersi aggiudicata numerosi premi di bellezza (Miss Asia nell’81 e Miss Mondo nell’85). Sempre molto attenta alla promozione delle donne e delle ragazze, attivista per i Diritti Umani e Goodwill, Ambassador dell’UNPF, ha messo in piedi numerosi progetti per migliorare la condizione femminile nello Sri Lanka ma non ha avuto vita facile in politica per il suo passato di “Reginetta”.

Sul fronte dell’economia al femminile, invece, vorrei soffermarmi su due imprenditrici, che potrebbero un domani essere coinvolte dalla Fondazione Marisa Bellisario. La prima è Otara Gunewardene, geniale fondatrice alla fine degli anni ’90 – in piena guerra civile con le Tigri Tamil – di Odel, la prima e (per ora unica) catena locale di grandi magazzini, riuscita a emergere nonostante la concorrenza dei grandi competitor internazionali. Oggi Otara ha lasciato la sua impresa e, oltre alle numerose attività filantropiche in tema di ambiente e animali, si dedica a valorizzare l’artigianato locale tramite “Who we are”, piattaforma online che raccoglie i piccoli artigiani, consentendo loro di venire a contatto con un pubblico più ampio.

Altrettanto interessante è la figura di Kimarli Fernando: banchiera, avvocato, membro dei Consigli di Amministrazione di varie società, è stata incaricata dal Presidente dello Sri Lanka di rilanciare il settore turistico, devastato dopo la pandemia. Se si considera che il turismo è la terza principale fonte di valuta estera – dopo le esportazioni di abbigliamento e le rimesse degli emigranti – ci si rende conto dell’importanza del compito affidatole. Il suo impegno senza sosta (è famosa per essere una “workaholic “), ha fatto sì che il settore si stia riprendendo: oggi grazie a un sistema di “bolle” – che si avvale anche di percorsi separati rispetto agli abitanti del Paese in numerosissimi (e bellissimi) alberghi convenzionati – è possibile raggiungere l’Isola senza dover fare quarantena.

Questi casi non sono tuttavia indicativi di una condizione femminile perfettamente emancipata e coinvolta nella vita politica, economica e sociale. Sulla generalità delle donne srilankesi, infatti, pesa tuttora la cultura e il modo di vita tradizionale dei villaggi.

Lo stesso Primo Ministro mi ha confidato che anche qui le donne non vogliono presentarsi in politica e non attraggono voti. Tuttavia, posso testimoniare l’alto grado di scolarizzazione femminile e un livello di occupazione abbastanza elevato, sebbene concentrato nei centri urbani e/o nella manodopera del settore tessile. Forse il dato più negativo rispetto alla condizione femminile è l’alto numero di abusi e violenze domestiche (pur non rilevate statisticamente). Non a caso, il clero buddhista continua a far mantenere nel Paese l’obbligo di non vendere e servire alcolici nella giornata che precede il plenilunio – la Poja, una volta al mese – e in tutte le celebrazioni più importanti, non solo e non tanto per motivi religiosi ma perché è statisticamente provato l’aumento delle violenze contro le donne che deriva dal consumo dei liquori.

*Ambasciatore d’Italia in Sri Lanka e nelle Maldive