di Laura Luigia Martini*

Sin da bambina sono sempre stata animata dalla fervente curiosità di sapere molto più di quanto mi venisse spiegato a scuola, nell’ambito di qualsiasi disciplina. E in questo ero incoraggiata da due meravigliosi genitori, propensi a lasciar fare al mio cervello tutto quello che desiderava fare, sicuri com’erano che prima o poi avrebbe trovato da solo la sua strada. Ma non fu così, più conoscevo più volevo conoscere.

Nata con un’evidente capacità di appassionarmi alle più svariate tematiche, ho studiato Ingegneria Nucleare traducendo Cicerone nei quarti d’ora accademici perché mi rilassava. Anni dopo ho affrontato un Executive MBA, con particolare entusiasmo per la Macro e Microeconomia, per l’Econometria e la Finanza aziendale, indispensabili per avere quella formazione “rotonda” che mi consentisse di comprendere le logiche sottese alla gestione di qualunque impresa. Che dire poi della Geopolitica? Ho conseguito il Master più prestigioso convinta della necessità per un Manager di prevedere e talvolta anticipare le dinamiche industriali di un mondo globale che evolve velocemente sotto le spinte più diverse. Sono seguiti i Master in Affari Europei e in ESG, dalla sostenibilità ambientale alla Finanza sostenibile, passando per la Governance. E ancora: l’International Management, la Progettazione Organizzativa, l’M&A, la Sicurezza Globale, le tecniche di elaborazione di piani industriali, l’innovazione applicata ai più svariati campi, i fenomeni di globalizzazione, de-globabalizzazione, multicultural leadership. Nulla mi sembrava abbastanza.

Il mio cervello insomma aveva trovato tantissime strade, tutte ugualmente accattivanti e tutte in qualche modo correlate in una visione d’insieme che io oggi so costruire, che mi è molto chiara, per cui l’una disciplina in qualche modo si fonde nell’altra per creare un tutto armonico, come tanti strumenti diversi che suonano insieme in un’orchestra.

Nel tentativo di darmi una spiegazione, avevo letto molto su Howard Gardner e la Teoria delle Intelligenze Multiple, ma solo un paio d’anni fa, quando mi è stato chiesto di entrare a far parte dell’Advisory Board della SDA Bocconi School of Management, ho compreso molto di più di me stessa e delle mie inclinazioni. In SDA sono stata inserita in un gruppo di lavoro e ho compiuto studi approfonditi sul tema dell’apprendimento continuo, il cosiddetto LLL, Life Long Learning, quell’educazione che ci accompagna durante tutto l’arco della vita in un processo individuale e intenzionale che porta all’acquisizione continua di competenze diverse, come ben spiegato nel Memorandum della Commissione delle Comunità Europee sull’istruzione e la formazione permanente. Il lifelong learning, che molti vivono come un’inclinazione naturale della mente, è in realtà un processo unitario e unificante, che genera un forte impatto sulla formazione del singolo, pur avendo una connotazione più decisamente legata al lavoro in termini di conoscenza necessaria per ricoprire determinati ruoli. La formazione permanente è una strategia globale che coinvolge un gran numero di soggetti istituzionali e sociali, con l’obiettivo prioritario di assicurare l’inclusività ed evidenti ricadute sulle politiche territoriali, senza preclusioni di genere né altre disuguaglianze tra gli individui, per cui apprendere da adulti non è più una scelta, è una necessità. La cosiddetta “contaminazione delle idee”, ovvero la compenetrazione tra conoscenze diverse acquisite attraverso la formazione, è parte del sistema di LLL: un’impresa sarà migliore se guidata da individui flessibili nell’apprendimento e in grado di applicare il proprio sapere a contesti sempre diversi, più ampi, in divenire.

Learning to Become” dunque, imparare a “diventare”, a cambiare, a re-immaginare la conoscenza in un mondo che presenta sempre crescenti complessità e incertezze, nell’ottica della sostenibilità umana e della sopravvivenza stessa del pianeta.
Ma questo è davvero un concetto del tutto nuovo? Forse no.
Forse bastava ascoltare con attenzione quegli uomini geniali che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura del nostro Paese, uomini che certamente non eccellevano in una singola disciplina, ma che hanno avuto la capacità di farne proprie moltissime e sempre diverse nell’arco della loro vita.
Bastava ascoltare, ed era già tutto lì.
Il 18 febbraio 1564 moriva a Roma Michelangelo Buonarroti.
Solo due anni prima, 87enne, affermava: “Sto ancora imparando”.

* Advisory Board Member, SDA Bocconi School of Management

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