di Cristina Finocchi Mahne*

Due settimane fa sono stata invitata a parlare a NY come membro del Comitato Visionary Awards di Women Corporate Directors, la principale organizzazione globale di consigliere di amministrazione.  A margine della conferenza internazionale, la CEO di una società dell’S&P 500, dopo il mio intervento, mi ha chiesto un suggerimento: sapendo che sono italiana e volendo proporre, al governo dello stato americano in cui ha sede il gruppo da lei guidato, l’adozione di alcuni provvedimenti legislativi per migliorare la governance delle società quotate, voleva capire come fossimo riusciti a far approvare in particolare la norma sul cosiddetto voto di lista e la legge sulle quote di genere.

L’Italia, infatti, con la norma che prevede una rappresentanza degli azionisti di minoranza in CdA e con la legge Golfo-Mosca, che sancisce quella del genere meno rappresentato, si è posta all’avanguardia in termini di governo societario e viene considerata un esempio da seguire, una best practice, anche nei mercati finanziari più evoluti come quello USA.

In particolare, il comprovato positivo e sostanziale impatto della legge che porta la prima firma di Lella Golfo, coadiuvato dall’inserimento dell’equilibrio di genere nei CdA tra i parametri utilizzati per valutare la buona governance delle società quotate da parte degli investitori istituzionali, ha contribuito a far emergere il concetto di valore del cosiddetto women empowerment.

Nell’ultimo anno, scelte dirompenti sono state effettuate in altri rilevanti contesti: Papa Francesco è il primo pontefice ad avere sostenuto l’importanza di una leadership femminile ai vertici delle imprese, della politica ed anche della Chiesa. E pur essendo stato molto osteggiato al suo interno, è riuscito riformare la governance del Vaticano con la promulgazione di una nuova costituzione apostolica che, tra gli altri importanti cambiamenti, prevede che possano essere nominate al vertice di istituzioni ecclesiastiche anche figure femminili, religiose e laiche. In breve tempo, lo scorso luglio alla norma è seguita la nomina di tre donne, due suore e una laica, nel dicastero che sceglie i Vescovi, cioè l’ufficio vaticano che istruisce le nomine episcopali del pontefice in tutto il mondo.

Cambiamenti di sostanza si sono verificati anche in altri ambiti determinanti per le nuove generazioni, come l’ambito accademico. Esempi emblematici sono la nomina al vertice di uno dei maggiori atenei d’Europa, l’Università di Roma La Sapienza, della prima rettrice donna, Antonella Polimeni. Come anche l’investitura che ha caratterizzato la Fordham University NY,  una delle più autorevoli Università cattoliche al mondo, che compete sulla East Coast con Harvard e Yale, e a New York si contende il primato con la Columbia University e NYU,  con il più bel ‘campus verde’ a New York, 85 ettari nel Bronx apparsi in molti film e caratterizzati da costruzioni dall’architettura gotica e strade acciottolate circondate da distese di praticon una prestigiosa sede a Lincoln Centercon vista su Central Park dalle due torri progettate da Tadao Ando, e due sedi all’estero (una in Asia, in Cina ed una in Europa, in UK a Londra UK): l’ateneo gesuita dopo essere stato guidato da preti per quasi 200 anni,  per la prima volta nella sua lunga storia, ha visto salire da qualche mese alla Presidenza una donna, laicaTanya Tetlow, che succede a Padre Joseph McShane, storico reggente dell’Ateneo per oltre 19 anni. Mc Shane in una intervista a tutta pagina rilasciata al New York Times lo scorso luglio ha definito la scelta ‘a sign of progress’, ,n segnale di progresso.

Ed evoluzioni fruttuose si sono avute anche in paesi a matrice musulmana.  Negli Emirati Arabi, all’Expo Dubai, lo scorso dicembre, sono stata invitata al Women’s pavillion che celebrava il ruolo delle donne come ispiratrici e promotrici del cambiamento. Lo spazio, promosso da Cartier, è stato fortemente voluto dall’attuale Ministro per la Cooperazione Internazionale UAE: una donna, Sua Eccellenza Reem Ebrahim Al Hashimy, giovane, con formazione internazionale e forte determinazione, attenta sostenitrice dell’importanza della leadership femminile anche come strumento di tutela della pace. 

Obiettivo che, oggi più che mai, dovrebbe essere la priorità di ogni Paese e di ogni individuo.

*Economista, Membro CdA e Presidente comitati endoconsiliari di società quotate, Docente Università Cattolica del Sacro Cuore e Membro Advisory Board Fordham University NY

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