di Paola Tommasi*

Governo Meloni alla prova dei fatti. La Premier sarà valutata, dagli elettori e dall’Europa, sulle misure economiche. Per questo giovedì scorso, prima di prendere qualsiasi decisione, si è recata a Bruxelles, viaggio inaugurale del suo mandato. Dal colloquio con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ma anche con il commissario Paolo Gentiloni, è emerso il quadro dei conti pubblici nel quale muoversi: oltre 30 miliardi fra quest’anno e il 2023 per venire incontro a famiglie e imprese in difficoltà con il pagamento delle bollette energetiche.

Un gesto, quello di andare in Europa prima di varare la Legge di bilancio, apprezzato da UE e cancellerie dei principali Paesi membri, utile per accreditarsi presso chi ha l’ultima parola sulle nostre finanze pubbliche, ma anche gli elettori apprezzano? L’interrogativo si pone perché Giorgia Meloni ha costruito tutto il suo consenso sul “non prendiamo ordini dall’Europa” e invece è proprio quello che ha fatto appena insediata a palazzo Chigi. I precedenti governi, cui lei ha fatto opposizione, prima varavano i provvedimenti economici poi andavano a Bruxelles a illustrarli alla Commissione, non il contrario. In questo senso erano forse più sovranisti di lei.

Venerdì sera, nella conferenza stampa di illustrazione della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef), sulla quale si baserà la Legge di Bilancio, la Premier è apparsa molto meno sicura delle volte in cui si è trovata a trattare temi identitari, dell’immigrazione ai rave party, mentre lì aveva lo sguardo terrorizzato dall’idea di sbagliare (cosa che tra l’altro è avvenuta) numeri e termini tecnici economici. Misure da annunciare, poi, ce n’erano davvero poche: tutto rinviato alle prossime settimane.

In controluce pare, tra l’altro, che quanto verrà fatto su reddito di cittadinanza, pensioni e flat tax sia più una vittoria di Matteo Salvini e della Lega che altro. Un punto stampa che si poteva evitare, dunque. Come è stata cauta nelle dichiarazioni prima di ottenere l’incarico di governo dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in molti le consigliano di andare con i piedi di piombo anche ora sull’economia. Giorgia fra due fuochi: se sul piano economico continua solo a portare avanti la linea dell’ex Premier ed ex Presidente della Banca Centrale Europea e a fare poco o niente di destra, a quel punto ci tenevamo il Draghi originale.

*Giornalista

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