Fondazione Marisa Bellisario

DIRIGENTE È DONNA

di Valeria Ferrero* e Valeria Gangemi**

Nella nostra lingua l’aggettivo dirigente, per un beffardo paradosso, è donna. Nella realtà, dati Federmanager certificano nel 18,35 % la percentuale delle donne dirigenti. Dato probabilmente sottostimato se si guarda alle assistenze legali erogate dai giuslavoristi durante la crisi sanitaria.

Molti dirigenti sono stati gentilmente accompagnati a uscire dalle aziende. Se donne, di più.

La pandemia ha portato alla drammatica fuoriuscita dal mercato del lavoro che per le donne è di 1,8 volte maggiore rispetto ai colleghi.

Nei 10 anni passati. la percentuale di dirigenti donne era cresciuta di appena dello 0,3%, rimanendo quindi sostanzialmente invariata. Il Covid ha rimesso tutto in discussione. Le poche donne che raggiungono ruoli apicali nelle aziende non fanno in tempo ad assaporare la realizzazione dei propri sogni che vengono incentivate alla porta. E se lavorano in aree ritenute meno strategiche, l’uscita è ancora più facile.

Il contratto da dirigente è un contratto senza soluzione di continuità, un rischio consapevolmente insito nel rapporto giuridico contrattuale; ma sono le motivazioni che lasciano l’amarezza tipica di chi oggi a qualsiasi livello perde il proprio lavoro.

Nelle aziende continua a prevalere la logica dei freddi numeri in nome di una redditività non sostenibile perché orientata solo al breve termine. Si riducono i costi con il taglio delle persone in ruoli apicali ma sempre con una eccezione… se le donne dirigenti guadagnano mediamente il 15 % in meno dei colleghi perché non risparmiare di più?

La risposta è semplice. Chi decide, e continua a decidere nelle aziende sono generalmente uomini che tendono a difendere le proprie poltrone.

Lasciare a casa le poche donne in ruoli manageriali significa perdere il valore della complementarietà, il valore che un modo diverso di vedere le cose può portare. Significa chiudere delle porte sulla possibilità di ripensare i modelli in un’epoca in cui, complice anche la velocità dell’innovazione tecnologica, molte cose dovrebbero invece essere riscritte.

In un sistema fortemente discriminante potrebbe esistere un modello alternativo?

Se rinunciassero tutti a un taglio solidaristico oggi discuteremmo di altro.

Tante domande un’unica risposta. Ogni crisi colpisce tutti ma le più penalizzate sono sempre le donne. Semplicemente perché continuano a non sedere nei posti in cui si decide.

La legge sulla rappresentanza delle donne nei CdA ha portato modernità e innovazione. Ma sappiamo che questa norma non basta. Ancora oggi solo una esigua minoranza di imprese ha affidato a delle donne ruoli di elevata responsabilità e remunerazione.

In assenza di donne nei ruoli apicali e lungo la catena manageriale le cose non cambiano.

Questo mondo deve decidere se adeguarsi o fare la differenza.

Siamo pronti a cambiare?

Noi Donne Sí.

 *Head of ESG Strategy

**HR Director

6 commenti su “DIRIGENTE È DONNA”

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