IL DOVERE DELLA PARITA’

L’esecutivo di unità nazionale guidato da Mario Draghi ha inaugurato una stagione dei doveri, anche sul fronte della parità di genere, da cui non si può recedere. Il Pnrr ha avviato un percorso di riforme e investimenti che non ha precedenti nella storia recente e che va proseguito con coerenza e rigore.

Strettamente correlata alle misure previste dal Piano, la Strategia Nazionale per la parità di genere 2021-2025 rappresenta un vincolo e un patto prioritario per ridurre i gap di genere e favorire così la ripartenza di tutto il Paese.  L’aumento, su basi paritarie, della partecipazione al lavoro delle donne italiane costituisce uno dei più grandi potenziali di crescita sostenibile e inclusione sociale che il Paese può cogliere: la media europea del tasso di occupazione femminile è del 62,4% (Eurostat, 2020), contro i quasi 10 punti in meno dell’Italia (52,7%), che diventano 26 punti se si guarda alle regioni del Mezzogiorno (36,3%). Si tratta di un divario socialmente ed economicamente inaccettabile, che discrimina le donne e penalizza la crescita dell’intera nazione. Non riparte l’Italia, se non ripartono – nell’economia, nella società e quindi anche nella politica – le donne italiane.

La certificazione di genere, il piano asili nido, i fondi per l’imprenditoria femminile, il Family Act sono i frutti positivi di un’inedita e proficua convergenza che va portata avanti con altrettanta convinzione e sollecitudine.

Tra poco più di due mesi l’Italia avrà un nuovo Parlamento e un nuovo Governo che la dovranno guidare fuori dalla tempesta perfetta che soffia in tutta Europa. Un esecutivo che si troverà a fronteggiare una situazione economica e sociale tra le più complesse degli ultimi decenni mentre i venti di guerra continueranno probabilmente a minare l’equilibrio geopolitico attuale.

Oggi più che mai l’Italia necessita di una leadership matura e responsabile. Esigiamo e meritiamo una classe dirigente con le competenze, l’autorevolezza e l’onestà per affrontare e risolvere le criticità che minano lo sviluppo sostenibile del Paese e al contempo per trasformare le opportunità del presente in crescita del futuro.

L’appello della Fondazione Marisa Bellisario è che le donne siano protagoniste e artefici di un rinnovato e innovativo modello di economia e società, l’unico che potrà traghettarci fuori dalle sabbie mobili della recessione economica, dell’acuirsi delle diseguaglianze, della denatalità, dell’immobilismo formativo e culturale. Chiediamo con forza che le competenze, la visione, la lucidità, la lungimiranza, l’etica femminili contaminino la politica e le istituzioni: solo la forza dei numeri potrà far sì che accada.

Una leadership paritaria, che non sacrifichi la metà delle intelligenze e degli interessi del Paese, è quello che domandiamo alle forze politiche che si candidano a guidare l’Italia. E sappiamo che la leadership non passa dalle leggi elettorali ma dalla volontà politica dei partiti e di tutta la loro classe dirigente.

Non una concessione ma il riconoscimento che solo una guida condivisa sarà in grado di individuare quella sintesi progressiva e riformista che serve all’Italia.

Questo sarà il vero cambiamento che ci convincerà a sostenere i partiti che chiederanno il nostro consenso alle urne: non la promessa di candidature, di facciata, per metà femminili.

Chiediamo ai partiti l’impegno concreto, nella campagna elettorale e nella definizione delle liste, di un Parlamento in cui le donne siano la metà degli eletti. La Fondazione Bellisario chiederà conto di questo impegno a tutte le formazioni politiche che si presentano al giudizio degli elettori, perché gli italiani hanno il diritto di sapere che venga seriamente rispettato il “dovere della parità”.

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