Fondazione Marisa Bellisario

L’ANALISI DEL VOTO

di Alessandra Ghisleri*

Gli esiti delle elezioni del 25 settembre 2022 hanno restituito un’ampia vittoria della coalizione di centrodestra su tutti i competitor con il 43,79% delle preferenze alla Camera e il 44,02% al Senato. L’alleanza tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati ha ottenuto ben 235 seggi alla Camera e 112 al Senato, anche se in ballo ce ne sono ancora altri da attribuire con il metodo definito “flipper”. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è il partito che riscuote il maggiore successo raccogliendo le preferenze di un votante su 4 e nello specifico 7.302.517 voti.

Per poter analizzare il contesto della giornata dell’ultima domenica di settembre è sicuramente importante partire dall’affluenza che con il 63.91% ha portato ai seggi 29.412.632 di elettori. Rispetto alle elezioni del 2018, dove aveva partecipato il 72.94%, esiste una differenza di 4.5 milioni di presenze. Il dato di per sé genera un certo effetto; tuttavia se si confronta con le elezioni del 2006, dove si era registrato l’83.62% per un totale di 39.298.497 cittadini, la differenza di quasi 10 milioni in 16 anni stordisce e sicuramente impone alla politica alcune domande.

In questo contesto è interessante comprendere i flussi del voto mettendo a confronto le ultime tornate elettorali. L’alleanza di centro destra ha raccolto nell’insieme 12.300.244 voti. Nel 2018, sommando i voti della coalizione la stessa formazione aveva raccolto 12.152.345. Insomma nel contesto il guadagno della coalizione è di poco meno di 150.000 voti (147.899 voti). Le evidenze diventano ancora più interessanti se si osserva la scomposizione all’interno dei partiti. Nel 2018 Fratelli d’Italia registrava 1.429.550 voti, la Lega 5.698.687 e Forza Italia 4.596.956. Il voto di domenica 25 settembre ha portato Forza Italia a perdere 2.318.739 voti e la Lega a perderne 3.234.682. Giorgia Meloni invece è riuscita a raccogliere ben 7.302.517 preferenze facendo un saldo positivo rispetto al 2018 di 5.872.967, che coincide con la somma delle perdite dei suoi alleati 5.553.421. Dall’area del “non voto” sono stati richiamati poco più di 30.000 consensi. Il che ci rende evidente e chiaro il travaso di voti avvenuto esattamente all’interno dell’area di centro destra.

Per l’alleanza di centro sinistra invece si è passati da 8.308.764 voti a 7.337.975, con una perdita effettiva di quasi un milione di voti. Dal 2014, il famoso 40.0% di Renzi Il Partito Democratico ha perso quasi 4 milioni di voti. È una lenta ma inesorabile perdita. Il Pd sta sacrificando la sua massa elettorale – da anni- a beneficio di altri partiti. Insomma appare come il principale socio occulto degli altri partiti che in questa tornata elettorale erano anche i suoi principali competitor insieme al centro destra. Il movimento 5 Stelle di Conte invece, registrando 4.333.972 di voti è riuscito a fermare la lenta emorragia che dal 2018 ad oggi gli ha fatto perdere 6.398.094 preferenze. La sua battaglia al sud in difesa principalmente del reddito di cittadinanza e del salario minimo ha riportato gli elettori a ritrovare la fiducia nelle promesse portate a buon fine e da difendere a spada tratta per un elettorato in difficoltà.

Giuseppe Conte si è trasformato da alleato in competitor del PD, peraltro in maniera efficace. Rimanendo nella coalizione di centro sinistra, probabilmente la sua forza si sarebbe annacquata perché avrebbe dovuto sottostare ai diktat di coalizione.

L’operazione di Carlo Calenda e Renzi ha portato a termine 2.186.747 voti per un totale di 21 parlamentari e 9 senatori. Insomma il PD da solo non è riuscito a valorizzare gli elementi identitari, peraltro dopo una scissione importante. Il Pd di Letta aveva come obiettivo di polarizzare lo scontro politico con la Meloni, mentre invece si è trovato contro tutti: centro destra, Conte, Terzo Polo.

Rimaniamo in attesa del nuovo governo.

*Direttrice Euromedia Research

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7 commenti su “L’ANALISI DEL VOTO”

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