di Elena Bonetti*

Con la pubblicazione in Gazzetta dei parametri minimi e l’accreditamento dei primi tre organismi di valutazione, la certificazione della parità di genere alle imprese è di fatto realtà. Uno strumento innovativo che cambierà il volto delle aziende del nostro Paese, accompagnando con sempre più coraggio quel percorso di empowerment delle donne che abbiamo scelto di intraprendere con la prima Strategia nazionale per la parità di genere, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza e il Family Act.

La certificazione consentirà, infatti, a tutte le imprese che portano avanti politiche di promozione del lavoro femminile e di pari opportunità di avere vantaggi fiscali e vantaggi nell’ambito degli appalti pubblici. Lo stanziamento iniziale è di 50 milioni all’anno, con un percorso di formazione per le piccole e medie imprese, sostenuto e finanziato dal progetto. Il Pnrr prevede un contributo alle pmi, per accedere alla certificazione, di una cifra massimale complessiva di 15 mila euro per azienda.

Tra gli indicatori per ottenerla ci sono il numero di donne nei ruoli dirigenziali rispetto agli uomini, il rapporto tra le nuove assunzioni maschili e femminili, la distribuzione paritaria delle remunerazioni, la possibilità di percorsi di formazione che valorizzino le donne, gli strumenti di welfare che l’azienda mette in campo per l’armonizzazione della vita personale e lavorativa di tutti i lavoratori. Uno strumento, dunque, importante anche nella decostruzione di quegli stereotipi che persistono ancora nel mondo del lavoro.

Dopo quel primo importante passo nel mondo aziendale, fatto più di dieci anni fa con la legge Golfo-Mosca, che ha introdotto le quote di genere all’interno dei Consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, il cammino prosegue con un altro passo che sarà leva di sviluppo per tutti.

È una scelta chiara che attiverà nuove pratiche di carattere aziendale e darà opportunità alle donne. Non possiamo più permetterci di lasciare in panchina le competenze e i talenti femminili: liberarli non è soltanto giusto ma necessario ed è la strada che il governo ha deciso di percorrere.

Gli ultimi anni hanno portato in tutti una consapevolezza nuova: il Paese ha bisogno delle energie femminili per tornare a crescere in tutti i settori, dall’economia alla politica. Con scelte concrete, di protezione del lavoro e sostegno alla genitorialità – penso all’assegno unico e universale per i figli con uno stanziamento di 20 miliardi a regime, all’investimento straordinario nel Pnrr di 4,6 miliardi di euro per gli asili nido e alla decontribuzione per il lavoro femminile introdotta nell’ultima legge di bilancio – abbiamo iniziato a invertire questa tendenza. Abbiamo attivato un processo che porterà risultati nei prossimi anni, ma che ha già fatto registrare, dopo il crollo della pandemia, un picco storico di occupazione femminile, del 51,2% a marzo.

Su questa strada abbiamo il dovere di continuare per affrontare e vincere le sfide del futuro. Un futuro che è tale se sa avvalersi davvero del protagonismo, del contributo e delle competenze di tutte e tutti.

*Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia

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