di Mariastella Gelmini*

Il più grande progetto d’investimenti e riforme dall’inizio della Repubblica, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha fra le sue priorità trasversali il recupero del gender gap, la creazione di nuove opportunità per i giovani e il superamento delle disparità economiche e sociali fra le varie aree del Paese. La pandemia ha falcidiato un’intera generazione, quella dei nostri anziani, e penalizzato pesantemente donne e giovani, sia sul versante occupazionale che su quello sociale. Il Pnrr deve dunque rappresentare una sorta di indennizzo per queste categorie.

Solo le donne misurano ogni giorno nella loro vita quotidiana quello che i freddi numeri delle statistiche ci indicano.

Se guardo le cose dal mio piccolo punto di osservazione, le uniche donne presenti nella Conferenza Stato Regioni, che da Ministro per gli Affari Regionali sono chiamata a presiedere, sono la sottoscritta e Donatella Tesei, la tenace presidente dell’Umbria. Su 21 presidenti di Regione Tesei è l’unica donna: un destino crudele ci ha privati di Jole Santelli. Ma sempre due su ventuno sarebbero state.

Il Pnrr può, anche da questo punto di vista, rappresentare un gigantesco passo in avanti, ma affinché le aspettative non siano deluse (e non parlo solo delle donne, ma anche, ad esempio, dei giovani), occorre che quello sforzo culturale che deve fare il Paese sia prima di tutto interpretato e tradotto in atti concreti da chi sarà chiamato a tirare le fila in cabina di regia. E sarà importante poter ‘misurare’ l’impatto di investimenti e riforme. Non ho dubbi rispetto all’impegno dei nostri agguerriti governatori e sindaci che, come è fisiologico e perfettamente legittimo in un sistema democratico che riconosce e valorizza le autonomie, presidieranno i settori di loro competenza in una competizione che sarà, ne sono certa, virtuosa finalizzata a colmare il divario fra i vari territori. Ma donne e giovani? Il governo sta predisponendo un decreto legge che disegnerà la governance del Piano e anche gli strumenti e gli attori dedicati al suo monitoraggio. Parlo invece di quello sforzo culturale che il Paese deve compiere e che deve coinvolgere anche e soprattutto la società civile.

Ho lanciato una proposta che ben volentieri ripropongo in questa preziosa e stimolante newsletter: sarebbe una buona cosa se a misurare i risultati di ogni missione fossero giovani di talento e donne.

Scegliamo per ognuna delle missioni del Piano alcune delle nostre ‘eccellenze’ femminili e dei nostri giovani più brillanti, pescando dalla società civile, dal mondo del lavoro e dell’università, come dall’associazionismo, e rendiamoli garanti dell’attuazione del Piano per quanto riguarda l’impatto generazionale e di genere. Sarebbe un messaggio significativo al Paese, oltre che un incentivo a utilizzare al meglio le risorse europee che, faremmo bene a non dimenticarlo, andranno in parte ad accrescere il debito sulle spalle delle future generazioni.

*Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie