di Elena Appiani*

Intervista a Lorraine Berton, Presidente di Confindustria Belluno Dolomiti

 Come sta sostenendo uno sviluppo delle politiche di welfare tra le imprese associate a Confindustria Belluno?

La nostra Associazione ha lanciato un grande Progetto per il Sociale, coinvolgendo – oltre alle aziende associate – le Istituzioni del territorio e il terzo settore. Ci stiamo occupando di famiglia, politiche di genere, disabilità. L’inclusione è il primo passo per avere un’azienda sana ed efficiente: sono convinta che le diversità creino valore aggiunto. Quando sono diventata Presidente ho voluto con forza istituire una delega specifica al Welfare. In un territorio come il nostro, l’attenzione per gli aspetti sociali deve essere molto più alta che altrove. La nostra montagna è bellissima ma fragile: tante giovani famiglie se ne vanno e il decremento demografico è incessante. Le aziende bellunesi sono nate e cresciute grazie alla sapienza dei loro lavoratori: preservare questo capitale umano è prioritario.

Può portarci l’esempio virtuoso di una grande azienda del territorio, per esempio Luxottica, e di una PMI?

Non voglio fare nomi perché farei un torto a qualcuno, ma il welfare fa parte del nostro DNA di montanari. Modelli positivi adottati da grandi aziende – e quindi più strutturate per farlo – sono stati emulati anche dai più piccoli. La contaminazione è stata positiva.

Mi piace poi ricordare un dato. Un’indagine svolta negli ultimi mesi riguardante la percentuale di copertura delle assunzioni obbligatorie introdotte dalla legge 68 del 1999 ha rilevato come nel Bellunese si sfiori il 70 per cento contro la media regionale – che è del 55 – e nazionale, ferma al 28 per cento. Come Associazione, abbiamo promosso anche un corso di disability management, tra i primi in Italia.

Come si può incidere maggiormente per favorire sviluppo delle competenze, sostegno alle famiglie, conciliazione tempo lavoro/famiglia?

La pandemia ha portato a un’accelerazione su tutti questi fronti, che tra loro sono collegati. Avere una migliore gestione del proprio tempo porta a maggiore efficienza, ma la stessa efficienza si raggiunge con un investimento deciso sulle competenze, digitali e creative. Non a caso, come Associazione stiamo promuovendo numerose iniziative. Su tutte, abbiamo portato a Belluno l’hub per il Nordest della Luiss Business School per favorire l’alta formazione. L’innovazione – anche in campo sociale – si fa solo se c’è cultura. Cito, inoltre, il progetto pilota per la certificazione Family Audit nelle imprese bellunesi, avviato in collaborazione con il Consorzio Bim Piave e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia.

Come ha vissuto Lei, nella sua esperienza di donna, madre e imprenditrice, l’esperienza di conciliazione casa/lavoro?

È stata e continua a essere un’esperienza complessa ma entusiasmante, anche se devo essere franca: per le donne, in ogni ambiente, continua a essere più difficile. La pandemia ha acuito ulteriormente le differenze come ci dimostrano ogni giorno gli indicatori. I carichi familiari – anche del Covid – sono prevalentemente sulle nostre spalle. Anche l’imprenditoria femminile ne ha risentito.

Proprio per questo, non dobbiamo mollare. Non possiamo fare passi indietro su un percorso di uguaglianza sostanziale – non a parole, ma con i fatti – ancora lungo e che deve vederci procedere compatte, stringendo un’alleanza intergenerazionale: nonne, madri e figlie.

*Marketing Project Manager