Sarà la seconda Pasqua di Covid e un po’ fa paura il pensiero di non esserci ancora liberati del virus. A differenza dell’anno scorso, però, se la pandemia – e soprattutto la politica vaccinale – continua ad avere la meglio sull’agenda mediatica, si fanno spazio anche altri temi, quasi a propiziare un’uscita dalla crisi che non può più aspettare.

L’economia innanzitutto, con il dibattito sulle risorse del piano Next Generation Eu, che Mario Draghi sostiene di voler spendere prioritariamente per giovani e donne, e per ridurre il divario Nord-Sud. È certamente la direzione giusta ma il banco di prova sarà anche l’imminente ondata di nomine nei CdA delle aziende di Stato: da Cdp a Fs-Anas, oltre 500 nomi e decine di miliardi di soldi pubblici che avranno un peso considerevole nella gestione – e nel successo – del Recovery Plan. Ho chiesto al Premier e al Ministro dell’Economia e delle Finanze un incontro ufficiale per mettere sul tavolo la questione non solo delle quote (obbligatorie al 40%) ma della maggiore presenza femminile nei ruoli esecutivi (Amministratore Delegato e Presidente, in cui le donne non riescono a oltrepassare il misero tetto del 10%). La Fondazione Bellisario ha la straordinaria risorsa dei Curricula Eccellenti e vorremmo metterla a disposizione del Governo per dare un impulso deciso alla leadership femminile nel settore pubblico.

Anche la politica si riprende un po’ di attenzione, soprattutto per opera di un PD che continua a non trovare la quadra. La scorsa settimana ho mandato una lettera a Enrico Letta, incitandolo a proseguire nel tentativo di imprimere maggiore parità al partito di cui ha coraggiosamente preso le redini. Il punto è che la sua sembra una battaglia solitaria: le donne tacciono e attendono di essere nominate dal Segretario o “segnalate” dal capo della loro corrente. Uno spettacolo che se non indigna quanto meno scoraggia.

Ed è evidente come la questione esca dai confini partitici. Un maggior peso femminile in Parlamento e al Governo, la presenza delle migliori intelligenze ai vertici di istituzioni e imprese è quello che ci chiede l’Europa ma soprattutto è quello che serve al Paese per “rinascere”. E se in Friuli proprio la scorsa settimana è stata bocciata la legge per l’introduzione della doppia preferenza di genere (una lacuna che la accomuna solo a Piemonte e Valle d’Aosta), Adriano Sofri su il Foglio scrive (e io lo predico da anni!!!) che l’unico metodo per rompere il meccanismo vizioso che tiene le donne lontane dalla politica è inserire le quote negli statuti «per tutti i gradini, senza riserve».

E coraggiosamente alza il velo sulla «virulenza planetaria della controffensiva virile, da Istanbul a Varsavia, da Kabul al Colorado». Un contrattacco maschile e maschilista che in Paesi come la Turchia sta assumendo toni davvero preoccupanti e che rischia di contagiare le democrazie più fragili sul fronte dei diritti.

Non credo sia un caso se nel suo primo discorso all’Onu, Kamala Harris abbia citato Eleanor Roosevelt – «Senza uguaglianza, non può esserci democrazia» – ribadendo che «la condizione delle donne è la condizione della democrazia».

È il rischio delle crisi, che si prestano ugualmente a trasformarsi in occasioni per incredibili e positivi balzi in avanti o per clamorosi e pericolosissimi passi indietro. Il tempo, oggi, non è più una variabile ininfluente: la parità avrà la meglio, è nell’ordine delle cose, ma più si allontana e più ne pagheremo le conseguenze.

Chiudo con la 5ª edizione del Premio Women Value Company promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario e Intesa Sanpaolo. Il bando è aperto dal 22 marzo al 27 aprile (ci si può candidare direttamente da qui, V Edizione WVC ). Finora le imprese partecipanti sono state 2000, 400 le finaliste e 8 le imprese che hanno ricevuto il Premio Marisa Bellisario. Mi auguro che il 2021 segni un’ancora maggiore e forte partecipazione, dimostrando come le PMI italiane e femminili non solo resistono ma hanno voglia di guardare avanti!