di Mariangela Petruzzelli*

Nella nostra tradizione la regina dei fornelli è una donna, ma poi a essere nominati, stellati, osannanti come maestri internazionali dell’arte culinaria sono soprattutto gli uomini. Un esempio eccellente di chef donna stellata, a livello internazionale, è senza dubbio Rosanna Marziale,  imprenditrice sagace casertana, titolare del ristorante “Le colonne”, ambasciatrice della mozzarella di bufala campana nel mondo, inventrice dei piatti “la palla di mozzarella” e la “pizza al contrario”.

Sul perché abbia deciso di diventare Chef, Rosanna afferma: «Sono nata nel ristorante di famiglia e da piccola ho avuto sempre un forte attaccamento al mondo della ristorazione».

In base alla tua esperienza, come viene valorizzata da noi e all’estero la professione di chef?

C’è un detto che dice “tutto il mondo è paese”, ed è così in tutto il mondo. Siamo indietro sui temi di parità. Proprio in questi giorni vi è stata la visita della Von Der Layen in Turchia da Erdogan e quello che abbiamo visto ci parla della situazione catastrofica rispetto al valore di parità. Le uniche nazioni che sono riuscite a imporre segnali forti sono l’America e la Germania. In tutto il resto del mondo, Italia compresa, siamo in alto mare. Considerando i programmi tv di cucina, i giudici sono sempre e solo uomini chef. Il ruolo della donna è sempre relegato ai margini. Le donne realizzano programmi culinari solo nella propria cucina, da casalinghe che però si dedicano anche alla cucina. Molte sono davvero bravissime ma non vengono considerate chef. E poi, sono davvero poche le chef donne che hanno ottenuto la stella Michelin.

Secondo te, oggi, l’arte culinaria e la ristorazione “al femminile” sono ancora una “questione maschile” o maschilistica?

Nostro padre è venuto a mancare da quando avevo 16 anni, mio fratello ne aveva 17, le altre due sorelle Maria e Laura erano due bimbe di 11 e 5 anni, per cui mi sono dovuta confrontare presto con il fatto di essere troppo giovane prima ancora che mi accorgessi di essere già donna. Si deve ancora fare tanto per le pari opportunità nel mondo della ristorazione e della cucina sia in tv sia nell’impresa.

Professionalmente, come hai vissuto e vivi la pandemia e come giudichi la gestione dell’emergenza nel campo della ristorazione nel nostro Paese rispetto all’estero?

Il confronto è continuo. Per far fronte alla pandemia, abbiamo messo in campo un nuovo modo di lavorare, shop on line e delivery, e attivato collaborazioni con altre realtà per cercare di non fermarci e di creare nuovi modi di fare ristorazione di livello. All’estero i nostri prodotti sono un miraggio: piace tutto della nostra cucina ed è anche abbastanza facile farsi apprezzare. Il marchio Italia nel cibo e nella cucina è una garanzia che però non sappiamo ancora valorizzare e “sfruttare” fino in fondo.

Cosa pensi della Fondazione Marisa Bellisario? Pensi che si debba ancora fare molto nel campo dell’impresa eno-gastronomica donna in Italia rispetto all’estero?

Ho ammirato molto il lavoro e la capacità manageriale di Marisa Bellisario e da anni l’operato della Fondazione è autorevole e d’esempio. Purtroppo con la pandemia ci siamo resi conto che il settore ristorativo delle donne non è tutelato da un sindacato di categoria e che i codici ateco portano a una confusione assurda e che il mondo dei ristoratori italiani non è unito. E si deve ancora fare molto. Bisogna avere il coraggio di puntare sulle donne.

Giornalista & Founder MISS CHEF