Per chi come me crede nelle istituzioni, l’incontro con il Presidente Mattarella, seppur sia ormai una tradizione che si rinnova di anno di anno, resta un’emozione unica. Quest’anno si aggiunge la malinconia che accompagna ogni congedo. Con il Presidente della Repubblica Italiana e con l’uomo che in questi anni ha dato valore e merito all’impegno e al lavoro che portiamo avanti con tanta energia e passione.

Non parole di circostanza ma una gratitudine sincera quella che ho espresso a Sergio Mattarella, ricordando che «il suo sostegno, la sua attenzione e sensibilità per le donne, i suoi continui e lungimiranti richiami alla parità di genere hanno contribuito in maniera determinante a molti dei progressi compiuti in questi anni».

E il Presidente ha ricambiato, lasciando sempre più da parte le consuete formalità e dando spazio a un’umanità che a più riprese ho avuto modo di apprezzare in questi anni. Affabile come sempre, generoso e lusinghiero nei confronti della Fondazione Marisa Bellisario e dell’impegno che continuiamo a mettere in ogni grande e piccola battaglia per affermare il principio di parità. «Vorrei dire alla Presidente Lella Golfo ‒ ha esordito Mattarella ‒ che le quasi seicento Mele d’Oro nell’arco di trentatré anni sono non soltanto una bella storia, ma esprimono ‒ più che una rivendicazione di autentica condizione di parità ‒ la consapevolezza che un’effettiva parità donna‒uomo fa crescere il nostro Paese, provoca, produce, determina una crescita sociale, economica, di vita del nostro Paese».

Entrambi abbiamo parlato della pandemia, della necessità di azzerare e risolvere le disuguaglianze acuite dall’emergenza e il Presidente ha ancora una volta sottolineato con forza il contributo femminile nella lotta al virus, anche a costo del sacrificio di tante vite, che non vanno dimenticate. Il Covid era ancora una volta un convitato di pietra ‒ a partire dalle mascherine e dal doveroso distanziamento ‒ ma l’atmosfera era assai diversa rispetto al nostro ultimo incontro di ottobre. Era palpabile nei nostri rispettivi discorsi ‒ aperti alla speranza e alla fiducia ‒ ma soprattutto nell’aria, nei sorrisi più sereni, nell’atmosfera più leggera. Si respirava un ottimismo cauto ma concreto, una ferrea volontà di voltare pagina, di progettare e costruire l’Italia di domani. Un Paese che sarà diverso, cambiato dalla terribile esperienza vissuta, più consapevole e maturo. Un’Italia che vuole credere e investire nel futuro, che ricomincia a fare figli per ripartire dalla vita, che riconosce finalmente il valore e il merito delle donne, consapevole che mettere al centro il loro contributo non è un’opzione ma l’unica scelta possibile.

«Grazie ‒ ha concluso il Presidente ‒ per la vostra testimonianza, per l’impegno realizzato nei vari settori. Auguri a tutte voi e a tutta quella numerosissima serie di donne che voi in realtà rappresentate. Alle tante che si esprimono in tanti ruoli, in tante circostanze, in tante condizioni – anche condizioni difficili – per fornire un contributo e per affermare l’esigenza di parità di condizioni». Parole che rappresentano il senso e lo spirito del Premio Marisa Bellisario: le Mele d’Oro come esempio e modello per le nuove generazioni, come pungolo e incentivo per quante vogliono conquistare il proprio posto nel mondo e hanno davanti tanti, troppi ostacoli. Perché nessun traguardo è irraggiungibile con il lavoro duro, il sacrificio, la fiducia nei propri talenti.

«Le 585 Mele d’Oro premiate in questi trentatré anni daranno il loro contributo attivo e propositivo per affermare quel nuovo Rinascimento che tutti auspichiamo. E perché la parità di genere che Lei ha tanto sostenuto e incoraggiato in questi anni diventi la realtà concreta di un’Italia migliore». Questa è la mia di conclusione, sperando di poter assistere insieme, e presto, a quella rivoluzione del merito per cui tanto abbiamo lavorato.