di Valeria Manieri*

Per l’Italia il Next Generation Eu è una partita fondamentale che segna un solco tra la possibilità per il Paese di essere ancora un luogo in cui poter continuare a vivere dignitosamente o la prospettiva di essere una penisola dalla quale scappare a gambe levate.

Se questa sfida è determinante per noi tutti, per le donne italiane il Recovery fund rappresenta un ultimo grado di giudizio che svela con la precisione di un cecchino un destino comune a tante.

Da tempo proviamo a immaginare la nostra vita – con o senza figli – in Paesi europei e non europei che rispettino le lavoratrici, che offrano loro eque opportunità, che non lascino le donne a fare il tappabuchi di un welfare che non c’è, tra bambini, non autosufficienti, malati, anziani.

Fino a oggi in Italia una sofferta pace sociale si è retta per la vera o presunta assenza di risorse da destinare al welfare: quando si tratta di pensare alla collettività, al debito pubblico, alle ristrettezze, le donne sono sempre attente e molto poco egoiste. Purtroppo e per fortuna.

Attendiamo ora la nuova bozza di PNRR italiano targato Mario Draghi, che potrebbe aver scongiurato i peggiori scenari su welfare e donne. Le cifre stanziate nella precedente bozza del PNRR a firma Conte avevano fatto alcuni progressi, ma non erano ancora sufficienti. Vedremo se su questo Draghi manterrà le promesse fatte nel suo discorso d’insediamento al Senato alcune settimane fa, un discorso molto improntato al tema della parità, seppur con alcune sfumature ancora da valutare.

Consapevoli della finestra di opportunità per compiere un grande passo in avanti sul fronte dell’occupazione femminile, da quasi 5 mesi molte donne, diversi uomini, associazioni, sigle sindacali, manager, economiste e statistiche, hanno dato vita a un esperimento piuttosto innovativo, una campagna dal nome volutamente “post bellico”, forse in linea con il momento storico che viviamo e che nessuna avrebbe mai immaginato di dover vivere: “Donne per la salvezza – Half of it” (www.halfofit.it).

Il documento prodotto da questo eterogeneo e determinato gruppo (il cui catalizzatore è stato il media civico de “Le Contemporanee”), fa capire che l’intelligenza collettiva di questo Paese sa funzionare bene, anche nelle diversità, soprattutto quando ci sono obiettivi condivisi e attesi da lungo tempo. 

Il documento ha alcune peculiarità, che forse rappresentano il vero punto di forza. Innanzitutto si pensa alle donne non tanto come tema trasversale ad altri capitoli di spesa o come obiettivo di equità sociale. Nossignore: le donne sono il principale volano per lo sviluppo e la crescita del Paese. Le donne sono la precondizione allo sviluppo sostenibile in Italia e in Europa.

Tra gli spunti importanti, il Manifesto tende a porre l’accento sull’essenzialità di una valutazione sull’impatto di genere ex ante ed ex post di tutte le politiche pubbliche, la centralità dell’occupazione femminile come vero volano per la crescita e la resilienza del Paese, la ricerca di nuovi strumenti giuridici e istituzionali nella lotta alle discriminazioni. 

Sarà essenziale rimettere in ordine gli organismi di parità esistenti nel nostro Paese e forse approdare a un’autorità contro le discriminazioni di genere, attiva soprattutto nel mondo del lavoro, per non lasciare mai più sole le donne a combattere a mani nude contro le tante ingiustizie subite, carriere interrotte e libertà infrante.

*Cofounder Le Contemporanee