Fondazione Marisa Bellisario

IL CUORE PULSANTE DELLA TRANSIZIONE DIGITALE

di Barbara Caputo*

Quanta Intelligenza Artificiale c’è già nelle nostre vite, e da quanto tempo? Tiene in ordine le nostre e-mail da decenni, e da decenni ci suggerisce cosa comprare e con che serie intrattenersi nel nostro tempo libero. Suggerisce alla nostra banca se farci credito o meno, quanto farci pagare per l’assicurazione dell’auto, e se siamo o no i migliori candidati per quel posto di lavoro che vorremmo così tanto. Pulisce per terra, taglia l’erba e tiene pulite le piscine; ci aiuta a parcheggiare e a rispettare i limiti di velocità. Ci riconosce quando vogliamo accedere ai nostri spazi digitali.

Quanta Intelligenza Artificiale c’è poi nelle imprese? Le aziende vinicole usano l’Intelligenza Artificiale per decidere quando organizzare la raccolta dell’uva, incrociando i dati storici del meteo con le previsioni più recenti; i ristoratori usano l’Intelligenza Artificiale per predire il flusso di clienti in sala e online, o quando sia conveniente programmare aperture straordinarie per grandi eventi; i produttori di abbigliamento predicono i futuri trend di moda facendo scraping online su Instagram o Pinterest, e orientando la produzione rispetto ai gusti della clientela delle diverse aree geografiche. Per lo stesso marchio, le scarpe che si trovano nel negozio di Roma non sono le stesse che si trovano nel negozio di Stoccolma.

E poi … e poi da poco più di un anno crea per noi. Testi, immagini, suoni, filmati. Riassume, traduce, crea. Parte da ciò che gli chiediamo, si nutre di quello che tutti nel mondo gli raccontiamo, e inventa nuovi dati digitali. Spesso molto simili a quelli che avevamo già prodotto noi, molte volte con imprecisioni e sbavature. Ma a volte crea nuovi dati sorprendenti. Spiazzanti. A novembre del 2022 OpenAI ha rilasciato al grande pubblico ChatGPT, un software basato sull’Intelligenza Artificiale generativa, e in pochi mesi miliardi di persone nel mondo hanno iniziato a usarlo. Studenti di ogni ordine e grado hanno iniziato a usare ChatGPT per fare i compiti e così hanno fatto anche molti docenti per le loro lezioni. Scrittori, artisti, designers e musicisti hanno usato questo strumento per arricchire il loro repertorio; le aziende hanno iniziato ad affiancare questo strumento al proprio personale addetto alla comunicazione – a volte, a sostituire più che ad affiancare.

È inarrestabile e inevitabile. È la diretta conseguenza della transizione digitale: in un mondo dove miriadi di sensori ci circondano, tutto diventa dato. Le nostre parole, i nostri gesti, i nostri respiri. I nostri passi, i nostri gusti, tutti i nostri movimenti sono dati. E poiché la scala, la dimensione a cui questi dati vengono prodotti e registrati continuamente è enorme, le nostre forze umane non bastano a gestirli. L’Intelligenza Artificiale fa questo, è questo: la gestione, l’elaborazione automatica di questo tsunami continuo di dati. Ed è sempre più indispensabile. Generiamo ogni giorno più di 300 000 Petabytes di dati e le nostre capacità di analisi e sintesi non bastano più: o decidiamo di considerare tutti questi dati come spazzatura digitale, o decidiamo di automatizzare la capacità di analizzarli, estrarne senso e imparare dal loro contenuto. Questo è il motivo per cui l’Intelligenza Artificiale non è una moda passeggera, ma è e sarà sempre più il cuore pulsante della transizione digitale.

La grande sfida che ci aspetta come Sistema Paese è riuscire a governare lo sviluppo, l’implementazione e l’utilizzo di questa tecnologia in maniera responsabile e sostenibile, cogliendone le opportunità per aumentare la produttività e l’efficienza della Pubblica Amministrazione e rilanciando la crescita economica del Paese, mettendo le persone al centro e i lavoratori protagonisti preziosi di questa rivoluzione. La partita è aperta, non ci resta che iniziare a giocare.

*Full Professor Politecnico di Torino & President Focoos AI

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