di Nicoletta Ferrari*

Era l’ottobre 2016 quando In una Macerata provata dal recente terremoto, Lella Golfo, davanti a una folta platea di uomini e donne della politica, dell’imprenditoria, delle professioni e delle testate giornalistiche e televisive, riuniti per l’annuale Seminario Donna, Economia & Potere, auspicava un G7 delle donne, che affermasse la centralità della questione di genere per il futuro del Paese.

Si sono dovuti attendere 5 anni per vedere concretizzarsi la proposta avveniristica, complice una crisi sanitaria mondiale che ha imposto un ripensamento delle logiche economiche e politiche sino a ora applicate, incapaci di reggere alla forza d’urto di una pandemia, il cui peso è stato per lo più portato dalle donne.

Il G20 Empowerment che si è recentemente tenuto su iniziativa della Presidenza italiana, presieduta dalla Ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti, ha costituito un unicum sia per l’assoluta novità nell’affermare la necessità e centralità di un’agenda transnazionale per le politiche di genere sia per la concretezza dell’approccio adottato.

I vertici delle istituzioni e i rappresentanti della società civile, per la prima volta a confronto, hanno finalmente condiviso la tesi che nessuna ripartenza e nessun futuro sostenibile di prosperità economica sia possibile senza la piena partecipazione delle donne al mondo economico, politico e culturale, come dimostrano le recenti analisi e previsioni, e che in nessuno Stato la piena parità di genere può dirsi a oggi raggiunta.

Si è quindi affermato a voce concorde che gli alti tassi di disoccupazione femminile, il gap salariale, la carenza di infrastrutture sociali, la scarsa formazione delle ragazze nelle materie Stem, la necessità di conciliazione e condivisione dei carichi familiari, la violenza di genere ‒ oggetto sino a ora di denunce per lo più da parte del mondo femminile ‒ richiedano misure strutturali, la cui efficacia debba però essere monitorata e valutata sulla base di indicatori qualitativi e quantitativi forniti dalle organizzazioni internazionali.

Il cambio di prospettiva e di approccio, di cui il G 20 ha dato prova, necessita tuttavia di una sistematicità e di continuità e pertanto, la prima misura che gli Stati partecipanti saranno chiamati ad adottare sarà l’istituzione di una piattaforma strutturale di discussione interna a tale consesso.

Con cauto ottimismo si evidenzia come in Italia la voce del G20 Empowerment abbia trovato un forte eco nel successivo forum di Cernobbio, dove, ribadita come improcrastinabile e vincente la scelta di un modello di sviluppo fondato sul protagonismo delle donne, sono state presentate le 10 priorità d’azione per il raggiungimento un riequilibrio di genere stilate in occasione dell’incontro di Santa Margherita Ligure.

Il testimone passa quindi ora a tutte le donne ed uomini del mondo economico, politico e culturale  che convintamente devono farsi promotori a tutti i livelli nell’esportare la nuova prospettiva. La Fondazione Bellisario è al loro fianco.

* Avvocata