Fondazione Marisa Bellisario

EMPOWERMENT ACT: PERCHÉ LA PARITÀ NON SIA SOLO UNO SLOGAN

di Elena Bonetti*

Negli ultimi decenni il nostro Paese ha fatto passi importanti per raggiungere la parità di genere in ambito lavorativo ed economico. Oggi, nonostante gli sforzi della politica e delle tante associazioni femminili, corriamo il rischio che l’Italia rimanga indietro su un tema così importante. Non esistono più, come in passato, preclusioni formali che ostacolano l’accesso delle donne ad una vasta gamma di professioni. Negli anni sono state introdotte le quote di genere, insieme ad incentivi e agevolazioni mirate per favorire le assunzioni femminili. Nonostante questo, conosciamo bene le difficoltà che le donne continuano ad incontrare, trovandosi troppo spesso a lottare contro stereotipi di genere e meccanismi sociali che le vedono svantaggiate rispetto agli uomini.

Dobbiamo favorire un cambio di passo per le donne del nostro Paese. Per questo motivo ho presentato una proposta di legge sull’empowerment femminile con misure specifiche per il campo economico e il mondo del lavoro. LEmpowerment Act, presentato da pochi giorni alla Camera dei deputati, vuole portare avanti il percorso iniziato con grande lungimiranza dalla legge Golfo-Mosca, coniugandola con lintuizione della Loi Rixain”, la legge francese sulla parità di genere economica e professionale.

Vogliamo usare la Certificazione per la parità di genere come strumento utile per incentivare la presenza delle donne in tutti i livelli esecutivi aziendali, estendendo così il principio delle quote anche al di fuori dei CdA delle società partecipate e quotate in Borsa.

Abbiamo ancora numeri troppo bassi di donne nei livelli esecutivi delle aziende. Serve quindi lavorare sulla premialità per le imprese, soprattutto su un modello fiscale vantaggioso, e introdurre obblighi per aumentare la presenza delle donne in tutti i luoghi decisionali.

Con lo stesso meccanismo di premialità vogliamo avviare un percorso di miglioramento, sia qualitativo che quantitativo, della presenza femminile nelle università, nel mondo della ricerca e in tutti i livelli della pubblica amministrazione.

Una parte della proposta di legge è poi dedicata a rafforzare concretamente lindipendenza economica di tutte le donne rifinanziando, ad esempio, il Fondo a sostegno dell’impresa femminile. Inoltre, un’attenzione particolare viene riservata alle donne vittime della violenza maschile, grazie all’introduzione di fondi strutturali e di agevolazioni specifiche per i primi mesi di presa in carico e di interventi di protezione.

Lavorare sull’empowerment economico femminile significa mettere a terra un principio di reale parità tra generi e una garanzia in più per il rispetto dei diritti delle donne. Allo stesso tempo, significa anche tutelare maggiormente l’interesse collettivo. Lo vediamo dai risultati che sta dando la Certificazione: le aziende a leadership femminile o con una governance basata anche sulla diversity sanno affrontare meglio, con più resilienza, le sfide del mercato e sono un passo avanti sul fronte dell’innovazione sia nel campo tecnologico che in quello della sostenibilità. Dobbiamo continuare a percorrere la strada tracciata, perché la parità di genere non sia solo uno slogan ma una realtà nelle nostre aziende, nelle nostre università e nei nostri territori. Ne va dello sviluppo di tutto il Paese.

*Deputata

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3 commenti su “EMPOWERMENT ACT: PERCHÉ LA PARITÀ NON SIA SOLO UNO SLOGAN”

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