Fondazione Marisa Bellisario

BASTA CHE NO TE ME TOCHI EL STIPENDIO

di Laura Turati*

Con queste parole un marito ha vietato alla moglie un’assunzione in regola: accettabile solo il lavoro in nero. Perché nel pensiero corrente quegli sgravi non sono un riconoscimento dello Stato per il silenzioso welfare familiare, bensì una parte dello stipendio di chi già ha un lavoro retribuito.

Se non è violenza domestica questa, ditemi come chiamarla.

Dal sussulto di rabbia che mi ha scossa è nato l’approfondimento della normativa di specie e la proposta, già presentata alla Ministra Elena Bonetti, di innalzare il limite del reddito da lavoro dipendente per le/i coniugi a carico ad almeno 8mila euro annui lordi, come già previsto dal Family Act per i figli a carico.

Questo permetterebbe di far emergere e legalizzare tutti quei “lavoretti” domestici o quelli stagionali o temporanei che tutt’ora, purtroppo, sfuggono a rapporti regolari per non perdere le detrazioni fiscali.

Per lo Stato sarebbe una riforma a costo zero, dato che i versamenti previdenziali di persone che mediamente hanno 40 anni coprirebbero gli sgravi fiscali oggi e sarebbero tesoretto per le pensioni minime che comunque queste persone percepirebbero senza aver però mai versato un euro per accantonarle.

Scontata poi la positiva spinta all’emersione del lavoro nero, con la garanzia assicurativa per i lavoratori.

Ma, buonultima motivazione poiché purtroppo gli aspetti sociali avanzano sempre dietro lo scudo di argomentazioni economiche, si riconoscerebbe alle donne quel ruolo di attiva componente economica del Paese che finora si lascia sotto il tappeto del lavoro nascosto.

Avrebbero forzatamente un conto corrente a loro intestato su cui versare lo stipendio, verrebbe conclamato il loro ruolo anche economico nella famiglia, da cui derivare quell’autostima e quella consapevolezza di essere persone capaci di autonomia che sta alla base dell’emancipazione dalla violenza, domestica e non.

Per le giovani generazioni le madri diventerebbero improvvisamente modelli di dignitosa autonomia e il loro stesso silenzioso e generoso welfare familiare, finora scontato nella cultura tradizionale, acquisterebbe il giusto valore di amoroso dono di cura della famiglia.

*Imprenditrice

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5 commenti su “BASTA CHE NO TE ME TOCHI EL STIPENDIO”

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