Intervista a Mariagrazia Lizza, l’architetta scelta per il restauro del Campanile di Santa Maria Nascente della Pieve, a Castelfranco Veneto

di Elena Appiani*

 #architetta oggi: come si affronta la professione?

Le brave colleghe, che con me si sono laureate in architettura, sono spesso costrette a svolgere altri lavori, o doppio lavoro, per mantenere l’attività professionale: molte sono nel mondo della scuola, dove hanno una garanzia di stipendio e di pensione futura; molte sono in settori tecnici della Pubblica Amministrazione; altre sono nascoste nei grossi studi professionali. Se ne parla pochissimo, siamo brave e serie, ma ci servono delle opportunità per metterci alla prova e dimostrare che siamo in grado di fare molto bene il nostro lavoro. Parliamo poco, ci esaltiamo pochissimo, ma le nostre architetture restano nel tempo e, sarebbe bello, valorizzarle.

L’architettura è una materia complessa: la leggi più #maschile o #femminile?

L’architettura mette insieme conoscenze di tipo tecnico-scientifico e culturale. L’ho sempre amata perché può migliorare la vita delle persone, ma anche conservarne, nel tempo, le tracce, la storia, l’identità. Materia prettamente maschile (se non si parla solo di Interiors o di Industrial design) perché l’architettura è conoscere i materiali, le normative, le tecnologie, risolvere problemi complessi, senza perdere di vista l’aspetto economico. L’architettura è anche donna, ce lo hanno insegnato Gae Aulenti, Zaha Hadid, Kazuyo Sejima; ma siamo molte di più. Anche le professioni tecniche necessitano di maggiore parità di genere: è sufficiente creare delle opportunità. Il restauro di questo campanile, per me, è una grande opportunità, ricevuta dopo anni di dedizione e passione nel realizzare bene anche i piccoli interventi di rigenerazione dell’esistente. Molte sono le persone che desidero ringraziare.

Ci fai un breve racconto del #Campanile che andrai a restaurare?

Il Campanile di S. M. Della Pieve (chiamato “Fabbrica” nei documenti storici), fu edificato a partire dal 1798 su progetto dell’architetto cittadellese Abate G.B. Zampezzi, allievo di F.M Preti. A causa degli avvenimenti politici e storici del periodo, rimase incompiuto e fu di seguito innalzato con modifiche proposte dall’architetto A. Lazzari. La cuspide fu realizzata nel 1837 a conclusione dell’intera fabbrica e l’orologio fu posto nel febbraio del 1890. Il 26 dicembre del 1944 due bombe caddero sul campanile creando una breccia alla base dello stesso nell’angolo nord-est e rimasero inesplose. I cittadini ripararono il danno e vi è una targa lapidea che ricorda la vicenda storica: il campanile, così, resistette. Ora necessita di un intervento di restauro importante con attenta analisi del degrado e diagnosi chimiche dei materiali per intervenire in modo adeguato sul supporto murario storico in laterizio. Il campanile alla sommità della croce è di 68 metri di altezza: uno dei campanili più alti del nostro territorio e punto di riferimento. L’impegno economico per questo intervento è importante e serviranno dei contributi da più parti, ma è la storia della comunità più antica e radicata di Castelfranco Veneto, precedente alla nascita della sua città murata.

Qual è il tuo #sogno dopo la realizzazione di questo lavoro?

È sicuramente di svolgere al meglio il mio lavoro e soprattutto che questo progetto possa diventare un simbolo per sensibilizzare la nostra società sul tema della parità anche nelle professioni tecniche e far sì che ci sia più fiducia nelle capacità della parte femminile dell’architettura.

*Project Marketing Manager Ret.e 33