di Paola Tommasi*

Ci sarà proprio oggi, 28 giugno, alle ore 15, la prima riunione dell’Assemblea Nazionale francese dopo i ballottaggi di domenica 19 giugno. Le deputate donne sono 215 su 577, pari al 37,3%, mentre gli uomini sono 362. L’età media dei deputati è di 49 anni rispetto all’età media della popolazione francese che è di 42,2 anni. Il parlamentare più giovane ha 21 anni, il più anziano 79.

Ha conquistato il suo seggio nel Calvados già al primo turno la prima ministra Elisabeth Borne, che quindi resta al suo posto, almeno per ora, mentre dovrà dimettersi la ministra della Salute, Brigitte Bourguignon, che ricopriva un ruolo centrale a pandemia ancora non superata ma che ha perso la competizione elettorale.

Il risultato dei ballottaggi, infatti, non è stato favorevole per il Presidente Emmanuel Macron, che non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi per poter governare con stabilità ed è quindi una “anatra zoppa”. Dei 289 seggi necessari per avere, appunto, la maggioranza netta, ne ha ottenuti solo 245, quasi 100 in meno rispetto ai 341 su cui ha potuto contare per il primo mandato. Risultato soddisfacente invece per la coalizione di sinistra, guidata da Jean-Luc Mélenchon, che ha ottenuto 131 seggi ma che in Parlamento si è già divisa in tre diversi gruppi lasciando la posizione di principale partito dell’opposizione al Rassemblement National di Marine Le Pen. Ed è stata proprio lei la grande sorpresa di queste elezioni. Data politicamente per morta dopo le Presidenziali dello scorso aprile e senza aver fatto campagna elettorale, ha più che decuplicato la sua presenza in Parlamento, dagli 8 deputati dell’ultima legislatura agli 89 attuali, oltre ad aver confermato il suo seggio nel nord della Francia, a Pas-de-Calais. Eppure di lei la retorica del tetto di cristallo non viene mai scomodata, sebbene sia arrivata per ben due volte a un passo dalla presidenza della Repubblica francese e anche nelle ultime elezioni abbia dimostrato di saper imparare dagli errori e di migliorare a ogni tornata elettorale. E chissà che nel 2027 non corra ancora una volta per l’Eliseo e che non sia magari quella giusta. Ma le donne presidenti o che rompono il tetto di cristallo, purtroppo, piacciono solo quando sono di sinistra.

Tornando agli uomini, “la sconfitta del partito del Presidente è totale e non c’è nessuna maggioranza. Noi non rinunciamo all’ambizione di governare il Paese” ha commentato a caldo Jean-Luc Mélenchon. Una dichiarazione che ben rappresenta il clima di instabilità politica che si è subito creato in Francia e che preoccupa le Cancellerie europee, tanto più a guerra in corso, che tuttavia non si sono espresse pubblicamente trattandosi di elezioni considerate “locali” in quanto riferite a singole circoscrizioni cui i candidati sono fortemente legati.

Ed è proprio questa la lezione della quarta tornata elettorale in Francia in meno di due mesi, dalle Presidenziali dello scorso aprile alle legislative del 12 e 19 giugno: la democrazia è un esercizio che non va mai sospeso, votare è un diritto-dovere sacrosanto, che si può garantire anche con la pandemia, il conflitto in Ucraina, le leggi di bilancio da approvare, il Pnrr da realizzare e dà il suo meglio quando governano gli eletti, di qualsiasi schieramento politico essi siano, purché scelti dal popolo. In Italia negli ultimi anni non sempre è andata così. Ci ispiriamo tante volte alle esperienze estere, Francia in primis, questa è una buona occasione per farlo. Macron sarà pure un Presidente dimezzato, ma è quello che hanno deciso i francesi: il popolo sovrano. In un sistema costituzionale di pesi e contrappesi volto proprio a evitare lo strapotere di uno solo al comando.

W la democrazia, w la libertà, chiunque vinca, sempre.

*Giornalista

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