di Marcella Cannariato*

Pietrificata. Non esiste parola più adatta nel descrivere la sensazione che ho provato quando ho appreso della tragedia accaduta nella mia terra, dove una giovanissima madre, Martina Patti, ha ucciso la sua piccola bambina di quasi 5 anni, Elena. Una morte “particolarmente cruente e lenta” dove la madre “in tutte le fasi dell’omicidio deve essere stata necessariamente nel pieno delle sue facoltà trovandosi in condizioni fisiche e psichiche idonee all’agire”, come scrive il Gip di Catania, Daniela Monaco Crea. Una domanda mi girava nella testa, una tormentosa domanda priva di risposta, come quella che Dostoevskij nell’Idiota mette in bocca al suo eroe: “Perchè i bambini vengono uccisi dalle proprie mamme? Signore perche?”.

Sono una donna siciliana e ovviamente questa terribile vicenda mi ha turbata. Cosa non abbiamo fatto? Cosa non abbiamo capito?”. Non è un caso isolato quello della piccola Elena. Secondo un rapporto dell’Associazione di ricerche economiche e sociali Eures, tra il 2000 e il 2019 in Italia ci sono stati 473 figlicidi, 85 di questi figli avevano meno di un anno e in generale sono le madri a uccidere. È un fenomeno così mostruoso da non riuscirlo a esaminare freddamente e lucidamente, da non riuscire ad abbattere la convinzione superficiale quanto sconcertante che la madre è sempre protettiva. È difficile certo, ma abbiamo il dovere di indagare, di eviscerare, di affrontare affinché non accada più. In questa storia non esiste nessun raptus, ma stando alle cronache la madre aveva già in mente il mostruoso piano: “premeditazione”, ma come spesso accade non si è colta la gravità.

È dunque più che mai necessario un cambio di passo sulla tutela dei minori e uno stanziamento di fondi che possa aumentare la capacità di intercettare il disagio familiare. Manca, nel nostro Paese una attività di prevenzione vera che parta dalle cause, dalle dinamiche patologiche. Il figlicidio materno non è quasi mai un evento improvviso, ma spesso è preceduto da allert ricorrenti che dovrebbero richiamare immediatamente l’attenzione di una rete di prevenzione messa in atto dallo Stato, a partire dalla cura della rete familiare. Gian Carlo Nivoli, Presidente della Società Italiana di Psichiatria Forense, evidenzia che “la presenza di una malattia mentale nelle madri figlicide non supera 1/3 dei casi”. Sicuramente il figlicidio materno è anche un evento multifattoriale dalle dinamiche piuttosto complesse, un crimine che trova spesso fondamento nell’assenza di validi legami affettivi tra la donna omicida e la rete parentale, ovvero in traumi vissuti durante l’infanzia. Abbiamo il dovere di affrontare questo dramma e mettere in campo tutte le azioni di protezione possibili, lo dobbiamo pretendere come donne e come cittadini.

Ai funerali della piccola Elena, Monsignor Renna nell’omelia ha lanciato un appello: “Prego che questa piccola martire innocente di nome Elena da oggi consoli i suoi cari e tutti quei bambini che sono feriti più di ogni altro dai sentimenti che inquinano l’umanità.[…] Noi adulti, quando non mettiamo al centro i bambini, perdiamo il metro per giudicare ciò che è davvero importante, come Cristiani e come esseri umani. Bambini contesi, barattati nella loro dignità e nei loro diritti, resi ostaggio dalla nostra incapacità di amare. Basta con queste violenze!”. E io non posso che unirmi nella preghiera per la piccola Elena, per i suoi cari, per tutti i bambini, per la giovane madre e fare mio il suo appello: basta con queste violenze!

*Amministratore unico di A&C Broker e Referente della Fondazione Marisa Bellisario per la Sicilia

Iscriviti alla Newsletter