di Lorenzo Salazar*

 Il tema dei rapporti tra la corruzione, nei suoi variegati aspetti, e tematiche di gender appare solo di recente entrato a far parte del dibattito globale all’interno della comunità anticorruzione.

Il Consiglio d’Europa ha svolto al riguardo un ruolo di apripista, grazie all’inserimento già a partire dal 2012 della dimensione gender all’interno delle tematiche oggetto di esame del 4° round di valutazione reciproca condotto dal Gruppo di Stati contro la Corruzione (“GRECO”), centrato sul tema della corruzione di parlamentari, giudici e pubblici ministeri. Nel 2018, nei fora B20, C20 e W20 venne adottata una dichiarazione comune sulle ragioni che propongono la tematica del genere come rilevante per la lotta alla corruzione, sottolineando come essa aiuti “a sviluppare una migliore comprensione delle pratiche corrotte e creare strategie più efficaci per prenderle di mira“.

Sempre nel 2018, il Gruppo di lavoro anticorruzione del G20 (ACWG) ha per la prima volta incluso il tema all’interno del suo piano d’azione, impegnandosi ad approfondire i legami tra genere e corruzione. Nel 2020 l’Ufficio delle Nazioni Unite contro droga e crimine (UNODC) ha pubblicato un volume (“The Time is now. Addressing the Gender Dimension of Corruption”) che offre una visone olistica della tematica; ad essa si è poi di recente avvicinato anche il Gruppo di lavoro sulla corruzione internazionale dell’OCSE (il Working Group on Bribery – WGB), in particolare in occasione della revisione della propria Raccomandazione Anti-Bribery del 2009, finalmente condotta a termine nel dicembre del 2021.

Le indicazioni promananti da tali istanze nonché dai rapporti della Banca Mondiale e di Transparency International, consentono di orientarsi allinterno dei rapporti tra gender e corruzione e percepirne le principali coordinate. Non appare ad esempio revocabile in dubbio il fatto che i Paesi ove le donne sono presenti in maggior numero in posizioni di responsabilità siano anche quelli caratterizzati da un minor tasso di corruzione. Nel contempo può non essere altrettanto agevole dimostrare se sia la più accentuata presenza femminile ad assicurare un minor tasso di corruzione, per la minore tolleranza del fenomeno da parte delle donne (come dimostrerebbero taluni studi condotti tra le forze di polizia in Perù e in Messico) o se sia invece la preesistenza di un ambiente meno corrotto il fattore che favorisce la loro ascesa politica e sociale. In ogni caso non può che constatarsi come, nelle realtà dove leguaglianza di genere è assicurata o comunque promossa concretamente, sia dato riscontrare un minor tasso di corruzione.

Più in generale, allargando la prospettiva, tra le “altre utilità” che possono costituire il prezzo della corruzione, la richiesta di favori sessuali si colloca di certo ai primissimi posti (“sextortion”) così come forme più o meno larvate di corruzione sono senz’altro rinvenibili anche all’interno dei c.d. “old boys networks”, nei quali la solidarietà maschile non fa talora altro che tradursi in una sostanziale conventio ad excludendum del genere femminile dalle leve del comando.

Anche nelle indicazioni provenienti da parte di Transparency international sono infine rinvenibili spunti di riflessione ulteriori. Tra questi l’incitamento a far sì che i meccanismi posti a tutela dei whistleblowers nel settore della corruzione possano anch’essi divenire “gender sensitive”, come anche la necessità di evitare forme di “vittimizzazione secondaria”, spesso direttamente collegata agli alti livelli di corruzione talora esistenti nei settori di polizia e giudiziario, che contribuiscono in misura sensibile a rafforzare le discriminazioni derivanti da una mancanza di tutela effettiva.

Queste, in estrema sintesi, sono solo alcune tra le principali sfide che si propongono a chi voglia guardare, anche attraverso la lente del gender, al cantiere in costante divenire delle iniziative dirette a prevenire e reprimere la corruzione nelle sue diverse forme.

*Sostituto procuratore generale alla Corte di appello di Napoli, Vicepresidente del Gruppo di lavoro sulla corruzione internazionale dell’OCSE (WGB)

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