Fondazione Marisa Bellisario

CERTIFICAZIONE DI PARITÀ: PRONTE LE LINEE GUIDA

di Florinda Scicolone*

L’empowerment women con la certificazione di parità di genere è destinata a diventare un driver importante del business per le Aziende e non solo.

Una rivoluzione copernicana, in tema di gender corporate equality, iniziata con la Legge Golfo-Mosca, a cui si deve in Italia il merito indiscusso di avere accesso il motore del cambiamento, un successo della normativa suggellato dall’enorme risultato a dieci anni di applicazione che vede in tre mandati nei board dei Cda delle quotate le presenze femminili al 42% secondo l’ultimo rapporto Consob.

Dopo che la Legge Golfo-Mosca ha infranto il tetto di cristallo, senza se e senza ma, da quest’anno un altro importante passaggio normativo: la previsione della certificazione di parità di genere per le aziende voluta dal Governo Draghi. Introdotta dal PNRR, come strumento a sostegno dell’empowerment femminile, viene normata con la legge 162/2021 che ha modificato il Codice per le pari opportunità e con la legge di Bilancio 2022.

La certificazione di parità è prevista come uno strumento di premialità e permetterà alle imprese che ne saranno in possesso di accedere a una serie di benefici, tra i quali un importante sgravio contributivo parziale e una premialità nella partecipazione a bandi italiani ed europei.

Lo scorso 16 marzo, un altro tassello importante nel rendere operativa la certificazione di parità di genere è stata la pubblicazione delle tanto attese prime linee guida UNI/PDR 125/2022 che definiscono i requisiti per la Certificazione di Parità di Genere. In particolar modo, tali linee prevedono la strutturazione e adozione di un insieme di indicatori prestazionali (KPI) che riguardano le politiche di parità di genere nelle aziende. Prevedendo il richiamo al modello di riferimento dei sistemi di gestione, la PDR UNI 125, che stabilisce la misurazione, la rendicontazione e la valutazione dei dati relativi alle presenze femminili nelle organizzazioni aziendali per andare ad attribuire alle stesse aziende un livello di maturità e misurare gli auspicabili miglioramenti nel tempo.

Importante è ricordare che la novità riguarda qualsiasi settore, pertanto, sia il settore pubblico, sia privato, sia no profit. La certificazione, infatti, è applicabile a qualsiasi organizzazione a prescindere dalla dimensione, dalla natura e dall’attività. Le linee guida prevedono, quindi, una flessibilità nella sua reale applicazione per poter trovare operatività adattandosi nei diversi sistemi di business produttivi, sia nelle diverse dimensioni aziendali.

Altra importante novità che dimostra il cambio di direzione in tema di parità di genere aziendale la si riscontra nel Bando-tipo n.1 dell’ANAC in tema di semplificazione per il PNRR.

L’ANAC ha inserito nel bando in questione come clausola di esclusione della gara l’operatore economico che al momento della presentazione dell’offerta non si assume l’obbligo di riservare una quota di assunzioni pari almeno al 30% di occupazioni al femminile.

La propulsione all’accellerazione al cambiamento in tema di parità di genere nel mondo dell’impresa sarà quindi inevitabile. La governance deve cominciare, adesso, a guardare la parità di genere non più, soltanto, come un beneficio delle donne, ma un asset importante del business nel quale investire per eccellere in competitività e primalità.

*Giurista d’Impresa

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4 commenti su “CERTIFICAZIONE DI PARITÀ: PRONTE LE LINEE GUIDA”

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