Fondazione Marisa Bellisario

2023: CONQUISTE, VITTORIE, CADUTE, TANTE PROTAGONISTE

2023: CONQUISTE, VITTORIE, CADUTE, TANTE PROTAGONISTE

Come per i compleanni, gli anniversari, la fine di un anno è un tempo di bilanci. Noi, la Fondazione Marisa Bellisario chiudiamo in positivo e credo che l’immagine che più rappresenti questo 2023 sia quella del Presidente Mattarella in prima fila alla celebrazione dei nostri “primi” 35 anni. Il compendio di decenni di impegno, centinaia di iniziative, eventi, Mele d’Oro per me è quella foto lì: il capo dello Stato che applaude me, il Presidente della Commissione esaminatrice del Premio Gianni Letta e più generazioni di premiate che si alternano a raccontare l’incontro tra il successo personale e l’Oscar delle donne.

Per il mondo intero, per il Paese, un anno difficile. Poteva essere la rinascita, la celebrazione dello scampato pericolo della pandemia, la vittoria del genio umano – e femminile se il primo vaccino contro il Covid porta la firma di una Mela d’Oro, Ozlem Tureci – non fosse che una guerra dopo l’altra hanno ingrigito qualunque prospettiva. Da una parte lo scenario geopolitico sempre più incerto, due fronti aperti che potrebbero cambiare gli equilibri mondiali e il volto dell’Occidente così come lo conosciamo. Mai come in questo 2023 gli echi delle dittature e dei regimi liberticidi hanno risuonato scuotendo le nostre coscienze. Vittime e protagoniste di violenze e rivoluzioni sempre le donne, le israeliane offese e uccise, le iraniane che continuano a mettere a repentaglio le loro vite per la libertà.

Dall’altro il riflesso sul nostro vissuto. Inflazione, recessione hanno iniziato ad abitare un quotidiano dove le parole degli economisti diventavano bollette folli, mutui impossibili da pagare, carrelli della spesa sempre più pesanti. Confindustria torna a parlare di bassa crescita, il Pil italiano è il peggiore dell’eurozona ma soprattutto è la fiducia nel futuro che non torna. Mai così bassa a giudicare dagli indici di natalità. Fare figli non è più un atto incosciente e la razionalità, o forse un malcelato egoismo, fa abdicare alla prole. Non “un problema” ma un’emergenza nazionale che dovrebbe chiamare a raccolta tutti. Nessun escluso. Oltre al tema più generale del ricambio generazionale in un Paese in progressivo invecchiamento, è in gioco anche la tenuta del sistema sociale, sanitario e previdenziale.

Che in una congiuntura così nera il timone sia stato affidato a una donna non stupisce. Anche se la mia opinione è che Giorgia Meloni quel timone se lo sia preso da sé. Il suo primo anno alla guida del Paese è stato letto da opposte fazioni come un trionfo o una débâcle. Analizzare quanto e come è stato fatto sarebbe troppo lungo e forse tedioso. Si poteva fare di più? Certamente. Ci si è rimboccati le maniche? Onestamente penso di sì e i dati sull’aumento dell’occupazione, anche femminile, dopo anni di stasi stanno lì a dimostrarlo. Quello che personalmente mi ha colpito nella prima premier donna del Paese è il tentativo di scardinare un concetto del potere come fascinazione affermandone una visione come responsabilità e servizio. Al di là di come la si pensi, Giorgia Meloni ce la sta mettendo tutta. E non per la sua parte politica, seppur come è ovvio i suoi provvedimenti rispecchino la sua idea di mondo. Ha fatto scelte impopolari rispetto al suo elettorato e questo fanno coloro per cui la politica non è un palcoscenico ma uno strumento al servizio dei cittadini. Tutti i cittadini. Ha mantenuto una linea atlantista ed europeista e non era per nulla scontato. E ha persino dato corpo e sostanza a una delle più tristi conseguenze dell’empowerment femminile perdendo un compagno che ne ha pubblicamente punito la supremazia nella coppia. E poi per la politica questo è certamente l’anno del primo tandem femminile con i due maggiori partiti guidati da donne. Anche in questo caso, al di là delle tifoserie e appartenenze politiche, a mio avviso la differenza c’è e si vede.

Per noi donne, il 2023 è l’anno di altri, tanti, tabù infranti. Nel mondo accademico dove le rettrici provano a recuperare il gap prendendo la guida degli atenei più prestigiosi, e pure della CRUI, e finalmente anche il Sud volta pagina con la nomina di Giovanna Spatari all’Università di Messina. Nella giustizia, dove Margherita Cassano conquista per la prima volta il vertice della Corte di cassazione. Nelle imprese dove dopo tanti, troppi anni torniamo al timone di una partecipata pubblica, Terna, con Giuseppina di Foggia (fortemente voluta dalla Premier accusata con “non-femminismo). Ma anche nella Chiesa dove per la prima volta nella storia il sinodo dei vescovi vede la partecipazione di 85 donne, 54 con diritto di voto e due tra i nove presidenti delegati, coloro cioè che guidano l’Assemblea quando non c’è il Papa.

È in un protagonismo femminile sempre più “ingombrante”, in un’emancipazione sempre più dirompente che in tanti radicano il dilagare dei femminicidi. Si è detto uno ogni tre giorni in quest’ultimo anno ma è forse l’unico ambito in cui le statistiche mi risultano odiose. Poi Giulia Cecchettin e il dolore composto ma combattivo del suo papà. Forse una pagina nuova in una battaglia che ci riguarda tutti. Per le riflessioni che ne sono seguite ma anche per i fatti: il rafforzamento del codice rosso già in vigore e “l’emendamento rosso”, 40 milioni della legge di bilancio che le opposizioni, unite, decidono di destinare al fondo per il reddito di libertà, al potenziamento dei centri antiviolenza, e agli immobili da adibire a case rifugio nonché alla formazione degli operatori. Questa è la politica che ci piace.

Ma il 2023 sono anche Ada D’Adamo vincitrice del Premio Strega, Benedetta Tobagi del Campiello – con “La Resistenza delle donne” – e un’altra Mela d’Oro, Paola Cortellesi che approda alla regia con una pellicola che parla di donne che non stanno “a bocca chiusa” e che diventa campione d’incassi e film dell’anno dei Nastri d’Argento. E sono le calciatrici di serie A che finalmente conquistano lo status di professioniste.

Conquiste, vittorie, cadute, tante protagoniste. Sarò come al solito controcorrente ma io giro le pagine di questo 2023 e vedo rosa, e penso che il meglio deve ancora venire.

Buon 2024 a voi

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2 commenti su “2023: CONQUISTE, VITTORIE, CADUTE, TANTE PROTAGONISTE”

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