Fondazione Marisa Bellisario

USA: IL PRIMO RAPPORTO INTERMINISTERIALE USA E LA PIAGA DELLA DIFFUSIONE DELLE ARMI

di Sofia D’Alessandro*

 Accade tutto d’improvviso, sei in ferie, ti svegli tardi e trovi un messaggio sul cellulare che ti informa della morte oltreoceano di un piccolo innocente che ha avuto la malaugurata idea di giocare con una pistola trovata accidentalmente in casa. È facile dare la colpa ai genitori, alla voglia di giocare di un bimbo di due anni, alla pazzia del momento e a tanti altri capri espiatori verso i quali vorresti indirizzare la tua rabbia. Ti poni innumerevoli quesiti ai quali non riesci a dare una risposta razionale e questo è forse il motivo per cui in USA negli ultimi vent’anni sono nate numerose Fondazioni Non-Profit con l’obiettivo di tutelare i familiari e le persone care delle vittime oggetto di incidenti d’arma da fuoco.

Sono molteplici le associazioni in America che catalogano questi episodi su siti web dedicati, tra cui The Gun Violence Archive, un registro online che documenta le vicende di violenza armata raccolte quotidianamente sul suolo statunitense da oltre 7.500 forze dell’ordine, media, fonti governative e commerciali nel tentativo di fornire dati quasi in tempo reale. Proprio sul sito dell’organizzazione, sono venuta a conoscenza di cifre da “pelle d’oca”: dal primo gennaio di quest’anno al 18 luglio 2023 i numeri totali di morti e feriti è di 23.537, di cui 536 bambini appartenenti alla fascia di età compresa tra 0 e 11 anni (nel 2022 si contano 995 episodi). Dal 2016 ad oggi, i numeri riferiti a questa fascia sono impressionanti con picchi raggiunti nel periodo pandemico (nel 2020: 1.001, nel 2021: 1.065).

L’agenzia Giornalistica Italia ha analizzato i risultati raccolti nel 1^ rapporto interministeriale realizzato negli Usa tra il 2000 e il 2020. Si tratta di una vera e propria “piaga”. Nell’ambito dei paesi sviluppati, gli Stati Uniti detengono il primato assoluto di omicidi conseguenti all’uso da armi da fuoco, numeri da bollettino di guerra.

La crescente attrazione degli americani per gli ordigni bellici ha origine dal 1788 dove la Carta dei diritti degli Stati Uniti fissava, attraverso il suo fautore nonché 4^ Presidente degli Stati Uniti d’America (James Madison), il diritto di detenere e portare armi.

Numerose sono oggi le organizzazioni a favore della detenzione delle armi da fuoco, tra cui la National Rifle Association of America che vanta milioni di membri. Nella Top Ten mondiale dei produttori di armi, ci sono tre grandi aziende americane (Lockheed Martin, Raytheon e Boeing) che nel 2020 hanno fatturato cifre da capogiro.

I mercati finanziari hanno reagito a questi dati mettendo in discussione uno dei principi fondamentali degli investimenti sostenibili: l’esclusione delle aziende produttrici di armi dai portafogli ESG. Di questo tema se n’è occupata anche Rachel Whittaker esperta di Sustainable Investments, accendendo la discussione sulla decisione di “bandire dai portafogli qualsiasi arma oppure soltanto quelle vendute agli eserciti, se escludere solo i fabbricanti di armi o anche i loro rivenditori o, ancora, se trattare le armi da fuoco sportive alla stessa stregua delle bombe a grappolo”. Ma ipotizzare di includere i fabbricanti di armi negli investimenti sostenibili non metterebbe in ridicolo i principi etici su cui si fonda l’universo degli investimenti ESG oltre ad appoggiare i rispettivi produttori? Forse dovremmo ricordare il numero crescente dei morti da arma da fuoco ed invitare tutti quanti a riflettere su questi bollettini di guerra…

*Head of Index & Market Data, Intesa Sanpaolo

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