di Margherita Boniver*

A tre settimane dallo scoppio del cosiddetto Qatargate, il più grave scandalo mai registrato all’interno del Parlamento Europeo, i boatos riguardo il possibile allargamento delle indagini ad altri 60 europarlamentari – oltre agli ormai arcinoti Panzeri e Kaili e allegato assistente Giorgi – non trova ancora conferme.
Al disdoro riguardante i nomi quasi tutti italiani meno la vicepresidente greca Eva Kaili, ci sono le incredibili foto delle mazzette: 1 milione e mezzo di euro in piccolo e medio taglio, nell’era dell’Iban sovrano, trovate nelle abitazioni dell’ex deputato Panzeri, oggi a capo della ONG Fight Impunity (addirittura) e della Kaili . che ha negato ogni coinvolgimento ma non ha saputo spiegare perché abbiano fermato suo padre verso l’aeroporto con un trolley colmo delle suddette banconote.
Gli indizi, secondo i report dei vari servizi segreti oltre ai belgi, puntano il dito contro Qatar e Marocco, rei delle presunte corruzioni in cambio di favori squisitamente politici. Agevolazioni sui visti e cieli europei aperti ai loro voli, ma soprattutto critiche mitigate sul trattamento schiavistico riservato ai lavoratori che hanno costruito gli stadi dei Mondiali a costo di centinaia di morti, per Doha. Questioni riguardanti i diritti alla pesca e allungamento e annaquamento del dibattito e dei voti sulla pluriennale questione della indipendenza del popolo Sahrawi nel Sahara Occidentale.
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, palesemente scossa dallo scandalo che mina pesantemente la credibilità della istituzione che rappresenta 450 milioni di cittadini dell’Unione, promette indagini esaurienti e rafforzamento delle misure anti corruzione. Più pragmatica la presidente Ursula von der Leyden che non dimentica l’importanza delle petro-monarchie arabe in tempi di tagli al gas russo.
Comunque procederà questa spy story che promette di essere lunga e ricca di colpi di scena, rimane la reputazione del Parlamento Europeo, che diversamente da quelli nazionali non genera leggi ma fonda la sua autorevolezza e immagine di difensore dei diritti di libertà sopra tutti. Curiosa coincidenza, ha svolto di recente un approfondito lavoro di raccomandazioni e sanzioni contro la corruzione che hanno colpito l’Ungheria. Oggi Orban sghignazza.
Le istituzioni europee danno lavoro a 60mila persone, di queste 10mila solo nel Parlamento Europeo che lavora in tre sedi diverse, e si contano nelle migliaia le lobby attive con sede principalmente a Bruxelles. Inevitabili sembrano quindi questi tentativi corruttivi vista la farraginosità della macchina burocratica. Altrettanto forti e rigorosi devono essere gli sforzi per evitare futuri disastri.
* già Ministro e Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri

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