di Laura Turati*

«Buongiorno, signora.

Ingegnere.

Signora mi sembrava più gentile.

Non siamo qui per scambiarci gentilezze»

È folgorante l’inizio del libro Nina sull’argine che ha vinto il Premio di Letteratura d’Impresa a Bergamo lo scorso sabato 19 novembre.

Innanzitutto ha colpito la scelta dell’Autrice, Veronica Galletta, di narrare di impresa pubblica, lei ingegnere assunta nello Stato.

Ma passano presto in second’ordine i meccanismi dell’organizzazione pubblica, raccontati con delicatezza ma con tratti ben definiti anche in quei loro aspetti sconfortanti.

Quello che prende per mano il lettore è la narrazione garbata ma duramente realistica del mondo del lavoro che aspetta le donne laureate in materie tecniche e scientifiche.

È proprio così, giornali, convegni, professori esortano le ragazze a studiare materie tecniche, matematiche, ma poi nessuno dice che quel mondo del lavoro, prevalentemente maschile, in molti casi non è pronto ad avere donne direttrici dei lavori o capicantiere.

Nina è giovane, ma ha già capito le asperità del suo lavoro e le governa con fermezza.

Quel cantiere importante e difficile, che le è stato affidato solo perché non c’erano altri tecnici disponibili, è la sua sfida per crescere come persona e come professionista.

La figura della protagonista spicca solitaria tra le comparse che accompagnano la storia: personaggi stereotipati che ognuno può riconoscere nella propria esperienza lavorativa, mediocre ignavia con cui Nina si relaziona e lavora senza giudicare, perché il loro ruolo è solo funzionale alla realizzazione del progetto: «È scesa dalla macchina e se li è ritrovati davanti, nel baluginio di una cappa umida e opprimente: il geometra dell’Impresa, l’assessore, il funzionario della Provincia, il rappresentante del Comitato locale.»

E poi, cosa che una donna sa bene, non è necessario che si diventi anche amici: «Per pranzo, dico. Quanti siamo? Così prenoto.

Niente pranzo, mangiamo un panino.

Ma ingegnere! Ci mettiamo pochissimo! Conosco un posto io, qua vicino.

Un panino. Voglio rimettermi in macchina per un orario decente.»

Nina cresce assieme al cantiere dell’argine, «lei, che fra laurea e contratti di ricerca all’università,

ha cominciato da qualche anno appena», ed è bello vedere come una brava ragazza, una brava studentessa, diventa via via una donna forte e una professionista integerrima.

È un percorso che tutte le professioniste hanno sperimentato nella loro vita personale e lavorativa, perché nessuno ci prepara a quello che ci aspetta dopo l’università. Finché studiamo siamo tutti uguali, poi, entrando nel mondo del lavoro, scopriamo che non è proprio così: ed è lì che il mondo del lavoro deve modificarsi e adeguarsi, perché l’onda di giovani diplomate e laureate STEM arriverà come un grimaldello a rivoluzionare vecchie dinamiche e perché non è giusto che ragazze meritevoli debbano essere gravate da relazioni stereotipate che ne sopiscono l’entusiasmo e ne disperdono le competenze.

*Imprenditrice

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